DI ANTONIO AGOSTA
ANTONIO AGOSTA
Nuovo Cinema Paradiso, il film, gli ha aperto le porte di Hollywood vincendo l’ambita statuetta come miglior film straniero nel 1990. Peppuccio Tornatore, come viene chiamato affettuosamente dai colleghi e dai tanti suoi sostenitori, oggi festeggerà 60 anni di vita, e il ricordo di un’infanzia legata alla pellicola in bianco e nero“Uno sguardo dal ponte di Sidney Lumet”, all’età di sei anni, seduto accanto al padre,  nel buio della sala di un cinema del suo paese, Bagheria. Dalla scena di combattimento fra due uomini giganteschi, uno dei due aveva un arpione, Tornatore capì che il mondo del cinema sarebbe stata la sua professione di vita. E non si sbagliò. Dalla Sicilia all’America, un passo diretto che lo porterà a inizierà a girare film documentari come esordio cinematografico, per poi misurarsi con il suo primo lungometraggio del 1986 di spessore internazionale, “Il camorrista”, sarà uno dei tanti successi che lo porteranno alla mecca del cinema.
«Quando un film è finito, mi sembra di intuire che – attraverso vie misteriose – molto di quello che ho vissuto si è trasformato, si è insinuato. Cose che non vorrei spiattellare sullo schermo, ma a dispetto di questa mia ritrosia poi ci finiscono, senza nemmeno che io me ne accorga. Per fortuna nessuno, quasi nessuno, si accorgerà che quella cosa parla di nervi tuoi, sangue tuo».
Attualmente Giuseppe Tornatore è impegnato con il nuovo lavoro che uscirà nel 2017, un film-documento dedicato al musicista Ennio Morricone, premio Oscar per le musiche di “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino.
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