DI MAURIZIO PATRICIELLO
don maurizio patriciello
Ancora rifiuti. Ancora guadagni milionari ricavati dall’ occultamento di rifiuti speciali. Ancora un popolo che grida: «Fate attenzione. Non rendetevi complici del male spostando il discorso sui rifiuti urbani; il vero problema sono gli scarti industriali illegalmente smaltiti». Ancora un anomalo aumento di morti di cancro in giovane età, che la gente coglie e che le autorità tentano di ridimensionare. Ma i morti stanno là. Hanno un volto, un nome, una storia. Basta prendersi la briga di volerle conoscere quelle storie. L’ ondata di proteste che scosse la Campania e l’ Italia qualche anno fa, sembrava essersi placata. Piccoli interventi dello Stato, in verità, li abbiamo avuti. Poveri palliativi per tenere a bada la rabbia e lo sdegno dei cittadini. Il governo ha spostato l’ attenzione sulle immondizie accumulate negli anni tra i pescheti nei comuni di Giugliano e Villa Literno, nella zona detta “Taverna del re”. Ben sei milioni di tonnellate di rifiuti per smaltire i quali Renzi ha promesso di stanziare 450 milioni di euro. E noi a dire e ribadire che “taverna del re” non è terra dei fuochi. Il dramma della “Terra dei fuochi” non si risolve con una stretta di mano tra amici. “Terra dei fuochi” – vogliamo ripeterlo fino alla noia – non è la “monnezza” della nonna. Terra dei fuochi è il risultato di un intreccio spaventoso tra camorra, imprenditoria disonesta e politica collusa. Questo dramma deve essere affrontato con intelligenza, scaltrezza, ma, soprattutto, con tanta, tantissima onestà. È facile comprarsi certi uomini. Il denaro ha una forza di attrazione incredibile. La bramosia per il denaro riesce a trasformare – e di fatto trasforma e ha trasformato – tanti uomini in criminali. In questi ultimi mesi sembrava che la battaglia per la nostra terra si fosse spenta, o, quantomeno, rallentata. Niente di più falso. La battaglia continua anche se riflettori e telecamere sono ormai lontani. Sono sempre i cittadini ad avere chiara la gravità della situazione. Sono loro che continuano a pagare un prezzo atroce per la disonestà altrui. Sono loro a varcare di continuo il cancello del camposanto. Sono loro che continuano a respirare i fetori che si sprigionano dai roghi, dai corsi di acqua reflui e dalle zone industriali non adeguatamente controllate. E loro non si sono mai arresi. Ogni tanto arriva qualche notizia che gli da ragione. Magra consolazione. Come avremmo desiderato di essere smentiti, di avere torto, purchè le cose andassero meglio. Purtroppo sappiamo di avere ragione, anche quando a qualcuno che occupa posti di comando conviene darci torto. E ci rimprovera di procurare allarmi ingiustificati. Di generare paure immotivate. Di rovinare la già precaria economia. Certo, perché se i fuochi nella “terra dei fuochi” sono alimentati dagli scarti delle industrie che lavorano in nero, è probabile che si possa arrivare alla chiusura delle piccole industrie di scarpe, borse, indumenti che producono illegalmente la loro mercanziaE la disoccupazione, che già raggiuge vette da capogiro, arriverebbe alle stelle. Ve lo immaginate? Allora? Allora – dicono – meglio far finta di non vedere. Allora – dicono – meglio chiudere un occhio, o, magari, tutti e due. Quieta non movere. Poi ci raggiunge la notizia di questi giorni. La camorra controlla il mondo del calcestruzzo. A quanto pare il cemento prodotto è depotenziato per ricavare più guadagni. Niente di nuovo sotto il sole. Lo abbiamo sempre saputo. Il pericolo di crolli non è allora una lontana ipotesi. Non solo, ma con gli scarti delle vecchie demolizioni, si sono costruiti mattoni friabili per migliaia di abitazioni civili tra il casertano e la zona flegrea. Tutto torna. Cemento e laterizi venivano imposti ai costuttori con le minacce. Il cerchio si chiude. La camorra è viva e vegeta. Comanda. Impone. Decide. Terrorizza. E in Campania – pensate! – non c’è una sola discarica per i rifiuti speciali. Questa semplice verità sembra essere dimenticata da chi ci governa, a tutti i livelli. Qualcuno potrebbe chiedersi che fine fanno gli scarti delle abitazioni demolite? Qualcuno potrebbe controllare in modo più efficace la qualità del cemento che esce dai cementifici? Le zone industriali? Il flusso degli scarti che viaggiano su gomma? Invece ci tocca assistere al triste e desolante battibecco tra i vari poteri dello Stato. Battibecco che non fa che rallentare le decisioni da prendere e mortifica e scoraggia chi da anni è costretto a soffrire per le incapacità e le ruberie altrui. Ancora una volta richiamiamo chi ci governa ad affrontare questa orribile situazione in tutta la sua gravità. Smettendola di cedere alla tentazione di negare, sminuire, spostare il problema. Solo partendo da una giusta diagnosi, infatti, si può sperare di arrivare a una buona terapia
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