DI LUCA SOLDI
luca soldi
L’immagine di Firenze ferita, in una delle sue parti più conosciute ha fatto il giro del mondo ed adesso, dopo le polemiche arriva lo scaricabarili. Lo squarcio e’ ancora li a testimoniare quello che è accaduto, quello che non si è fatto ma anche quello che potrebbe accadere in qualsiasi altro luogo della città.
In queste ore si continua a monitorare la zona e i palazzi circostanti ma sembra che ancora non si capisca appieno la portata della situazione.
La Procura indaga, intanto, per “crollo colposo” e questo basta a far comprendere come la situazione a Palazzo Vecchio e nella sede di Publiacqua, da sempre luogo di interesse per tutto il mondo del “giglio magico” sia elettrizzata.
I residenti di Lungarno Torrigiani, sono preoccupati e decisamente arrabbiati. E non solo loro, anche nelle zone più popolari monta la rabbia perché c’è la convinzione che ci siano altre zone a rischio mentre la politica è sempre stata più attenta ed interessata ai “grandi eventi ed alle grandi opere“.
Poi ci sono i commercianti le botteghe storiche i locali della movida fiorentina che non vogliono sapere di storie: «Per mesi ci hanno fatto pagare bollette dell’acqua belle salate – denuncia la presidente dell’associazione commercianti Ponte Vecchio, Laura Giannoni – senza neppure rispondere alle nostre email di protesta. Ma alla fine avevamo ragione noi: Publiacqua ci ha appena inviato i cedolini con cui potremo ottenere il rimborso di 12 mila euro ingiustamente pagati. Ma l’ansia più grande è che in futuro ci siano ulteriori perdite che possano compromettere la struttura del ponte».
Ed infatti il verde, le piante, la vegetazione sulle spallette denunciano più di tante frasi ad effetto di politici e tecnici.
L’acqua penetra fino all’arcata sottostante al Ponte Vecchio. «Sono ben visibili gli aloni per l’umidità e spesso d’inverno capita che si formino addirittura le stalattiti di ghiaccio, a conferma delle infiltrazioni d’acqua come l’erba cresciuta sulla spalletta dell’Arno nel punto della voragine». Per parte sua Publiacqua, la società partecipata che gestisce la rete idrica della città, precisa che in effetti le perdite occulte ammontano a circa al 30%, ma che i guasti all’impianto che serve la struttura di Ponte Vecchio non sono legati a questa dispersione ma a un guasto causato dai tecnici della stessa Publiacqua durante un altro intervento.
«Per incassare il risultato abbiamo dovuto aprire un contenzioso» incalza Laura Giannoni. Ma nonostante il traguardo raggiunto, soprattutto dopo l’episodio di Lungarno Torrigiani, non scema il timore di possibili crolli. Stavolta non ci sono state vittime o feriti, «ma dovesse verificarsi un incidente in pieno giorno sarebbe assai più insidioso». Intanto il pm Gianni Tai ha aperto un fascicolo in cui al momento non sono iscritti indagati.
A dar voce alle proteste c’è anche Cittadinanzattiva e Federconsumatori che evidenziano come nell’area fiorentina la dispersione dell’acquedotto negli ultimi anni sia sempre cresciuta con una la percentuale di dispersione a livello regionale, sopra la media nazionale, del 37%. Lo scorso settembre la consigliera comunale Miriam Amato, di Alternativa Libera, aveva presentato un’interrogazione al sindaco per avere chiarimenti sul fenomeno. «Tra perdite invisibili dell’acqua, tubazioni vetuste e una rete nel complesso colabrodo “denuncio'” non potremmo essere messi peggio. Per non parlare del bilancio di Pubbliacqua: i dividendi tra i soci sono appena stati aumentati da 16 a 18 milioni e mezzo di euro, mentre noi paghiamo le bollette più care d’Italia. Il quadruplo di quelle milanesi, tanto per capirci».
Intanto, il presidente di Publiacqua, Filippo Vannoni, di fronte all’evidenza, ha provato ad accollarsi qualche colpa: “Stiamo cercando di capire l’origine della voragine ma prima di parlare io inviterei alla calma. L’azienda è a disposizione e se sarà responsabile pagherà fino all’ultimo euro di danni».
Parole d’oro per il sindaco Dario Nardella il quale vorrebbe escludere ogni rincaro per gli utenti: «Publiacqua si accollerà tutte le spese». Non solo, la commemorazione per il cinquantesimo anniversario dell’alluvione, il 4 novembre, è praticamente dietro l’angolo, e l’erede di Renzi vuole che per quella data ogni emergenza sia solo un brutto ricordo.
Peccato che Nardella, cercando di defilarsi, non si ricordi che la partecipata e’ anche “cosa” della città e che quindi i costi ricadranno per forza su tutta la città e la regione dove Publiacqua opera.
foto di Luca Soldi.
Annunci