DI PAOLO DI MIZIO
paolo di mizio
Il canale satellitare russo RT (in precedenza chiamato Russia Today) dà notizia che l’ambasciatore di Mosca all’ONU ha inviato una lettera al Segretario Generale della Nazioni Unite Ban Ki Moon, nella quale fa i nomi di ditte turche che fabbricherebbero, secondo i russi, armi ed esplosivi per l’ISIS.
Nella lettera l’ambasciatore Vitali Tchourkine spiega che le armi in questione sono state abbandonate dai miliziani dell’ISIS in rotta e sono state trovate sia a Tikrit (Iraq) sia a Kobane (Siria), due città che erano in mano ai terroristi islamici e che sono state recentemente riconquistate.
Si tratta” scrive l’ambasciatore “di esplosivi artigianali, che sono composti su una base di polvere d’alluminio, nitrato d’ammonio, urea in granuli e perossido d’idrogeno, e che sono stati prodotti dalle società turche Gultas Kimya, Marikem Kimyevi Ve Endüstriyel Ürünler, Diversey Kimya, Metkim et EKM Gubre”.
I fili dei detonatori” aggiunge l’ambasciatore, “sono stati fabbricati in paesi terzi e sono stati rivenduti illegalmente attraverso la Turchia ai combattenti del Daesh (ISIS)”.
Ma non basta. L’ambasciatore russo ha anche spiegato che le bombe utilizzate dai terroristi islamici contenevano micro-controllori fabbricati negli Stati Uniti da Microchips Technology, transistor svizzeri fabbricati da ST Microelectromnics e apparati telefonici Nokia 105 RM-908”.
Tali fatti” afferma l’ambasciatore russo nella sua lettera, “dimostrano che le autorità turche sono consapevolmente coinvolte nelle attività del Daesh (ISIS) nel concedere accesso a componenti per apparati esplosivi che sono largamente utilizzati per condurre attentati terroristici”.
Il governo di Ankara si è affretto a smentire, parlando di “campagna di propaganda russa contro la Turchia”, ma non ha portato elementi concreti a sua discolpa. Per altro, come si ricorderà, recentemente il direttore e il caporedattore del più diffuso giornale turco, Cumhuriyet, sono stati arrestati e condannati a cinque anni di prigione per aver pubblicato le foto di camion militari turchi carichi di armi che attraversavano il confine con la Siria in un punto controllato dai guerriglieri dell’ISIS per consegnare la “merce”, presumibilmente, agli stessi miliziani dell’ISIS.
Tra l’altro la sentenza di condanna, emessa con la motivazione “per rivelazione di segreti di Stato”, sembra confermare involontariamente la veridicità della notizia data dai due giornalisti e quindi anche le accuse russe alla Turchia.
Comunque non è la prima volta che Mosca, dopo che un suo bombardiere fu abbattuto da un missile turco per una presunta invasione di 15 secondi dello spazio aereo di quel Paese, addita apertamente Ankara come complice dell’ISIS. Tra l’altro, i russi hanno mostrato i video con colonne di autocisterne cariche di petrolio dirette dalla Siria al confine con la Turchia. Il greggio, estratto dall’ISIS nei pozzi di cui si era impossessato in Siria, secondo i russi veniva acquistato a prezzi da saldo e poi rivenduto sui mercati internazionali da una società controllata dal figlio del presidente turco Erdogan. La società – sempre a detta dei russi – avrebbe fatto affari per miliardi di dollari con l’ISIS dall’inizio dell’espansione del cosiddetto Califfato in Iraq e in Siria.
In un solo attacco i Mig russi distrussero 500 autocisterne. In quell’occasione, facendo notare che gli Stati Uniti in due anni di raid aerei in Siria non avevano mai bombardato né pozzi petroliferi né colonne di autocisterne dell’ISIS, il presidente Putin commentò sarcasticamente: “Che strano, gli americani vedono l’acqua su Marte ma non vedono il petrolio nel deserto della Siria”, sottintendendo con ciò una relazione ambigua, se non addirittura una complicità, tra gli Stati Uniti e l’ISIS.

54c1256871139ef67c8b4579

Annunci