DI LUCIO GIORDANO
Lucio
E’ lo scontro finale. Da una parte un liberismo ormai smascherato, ferito a morte, e per questo ancora più feroce nelle sue reazioni. Dall’altra i lavoratori francesi. La dignità dei lavoratori. Perché quella imposta dal premier francese Manuel Valls , un massone affiliato al Grande oriente di Francia e membro del gruppo Bilderberg, come riporta anche  Wikipedia, è una riforma del lavoro ancora più umiliante del già umiliante jobs act portato a casa   da Matteo Renzi.
Entrambi di destra, sotto la bandiera di ‘una sinistra’ socialista molto tra virgolette che ha svenduto gli ideali al mercato delle pulci del liberismo, Valls e Renzi si somigliano davvero tanto. Solo che a Matteo è andata bene. La riforma che rende totalmente  precari ,  poveri , se non  addirittura schiavi, che rende anche impossibile  guardare al futuro, perché il futuro in questi jobs act che ‘chiede l’ Europa’ ( con il ricatto), non esiste più, è stata approvata a colpi di fiducia arrogante, dall’ex sindaco di Firenze. Gli è andata dunque di lusso, a Renzi, complice anche  una certa ignoranza del popolo italiano. A Valls invece, no.

E’ vero. Anche lui ha fatto ricorso alla fiducia, che oltralpe si usa quasi mai, ma la CGT, la confederazione generale del lavoro francese ha risposto a muso duro, e da giorni sta bloccando il Paese. Come mi raccontano diversi colleghi francesi, un milione e duecentomila persone in piazza, nella prima manifestazione del marzo scorso, numeri simili in quella di ieri, con il primo ferito grave.
Ce n’est qu’un debut. Nel nuovo maggio francese, lo slogan del 68 riecheggia forte per le strade di Parigi, di Lione, di Marsiglia. Insieme con il Bella Ciao cantata rigorosamente in italiano. La sinistra tradita da un socialismo all’amatriciana, che in tutto e per tutto è uguale alle destre più becere, siano esse borghesi o populiste, è quindi  scesa in piazza per dire no allo scempio dei diritti acquisiti dopo le compatte lotte sindacali di 50 anni fa.
Poche storie. Il 70 per cento dei francesi è con i manifestanti. E a protestare  non sono solo quelli che hanno il culo al caldo, come provoca stupidamente qualcuno. Sono anche  i tanti, tantissimi giovani. E sono almeno la metà tra coloro i quali si stanno ribellando ad una prospettiva esistenziale  nero -pece.  Sono i senza speranza di un sistema, quello liberista, che ha completamente fallito,  e che  in maniera criminale ha  allargato la forbice tra chi con metodi più o  meno leciti, si è arricchito. E tra chi si è completamente impoverito.  A conti fatti e’ la lotta, senza esclusione di colpi,  tra l’ un per cento e il restante 99 per cento della popolazione mondiale.
 Pierre Moscovici , commissario agli affari economici dell’Unione Europea, ieri con voce tremante ha ammonito: ” la nuova disciplina del lavoro è “indispensabile”. I paesi che hanno fatto una riforma del mercato del lavoro con la quale agevolare l’ingresso nel mercato e consentire un’uscita in sicurezza sono quelli che sono riusciti ad abbassare la disoccupazione”. Cazzate. A meno che non si intenda considerare occupazione il pianeta dei posti di lavoro regolamentati  dai voucher. Con i quali non si fanno più figli, non ci si cura, non si accendono mutui e si rinuncia a sognare. In pratica si sopravvive come schiavi. E chi si adegua è perduto.  Perduto per sempre.

Ma   in fondo è quello che i liberisti vogliono: un mondo di schiavi, uno scontro tra miserabili che combattono per un tozzo di pane, in vista di un nuovo ordine mondiale, proprio come sostengono in molti. Per riuscirci hanno dichiarato guerra. A tutti. Lo hanno fatto in sordina, dai tempi del crollo di Wall Street nel 1987 e della conseguente  deregulation. Dai tempi di Margareth Thatcher. Chi non ricorda la fiera e dura   lotta dei minatori dello Yorkshire, tra il marzo dell’84 e il marzo dell ’85? La loro sconfitta   aprì  la strada  al liberismo senza regole della signora di ferro. La guerra  tutta economica iniziò proprio allora.
Lentamente la finanza internazionale, le multinazionali e gli  organismi  che li appoggiano hanno continuato indisturbati in questo crudele conflitto di cui  solo in pochi fino a ieri  si erano accorti. Prima insinuando la certezza che mercato libero è bello, che la globalizzazione è bella, che gli stati nazionali non devono proteggere più i cittadini. Poi, nel 2008, innescando una crisi economica creata ad arte e  che ha accompagnato  alla disperazione milioni e milioni di persone. Ecco: adesso  la guerra              ( non) dichiarata in concomitanza della  lotta dei  minatori inglesi , si chiuderà con la lotta dei lavoratori francesi. Per farcela, Valls può solo sopprimere la rivolta nel sangue, piazzare i carri armati agli angoli delle strade. Ma se  per evitare i moti di piazza  dovesse esser costretto a ritirare l’infame legge sul lavoro francese, allora  è chiaro che dappertutto, dall’Italia, agli Stati Uniti, dalla Germania al Canada, tornerà   la speranza, la rabbia  e la voglia insopprimibile  in un mondo migliore.
Sono convinto che i francesi ce la faranno a vincere. Loro non si accontentano di mangiare bioches, come suggeriva Maria Antonietta, poco prima di finire alla ghigliottina durante la Rivoluzione francese del 1789. Già, la presa della Bastiglia.  227 anni dopo la Francia è ad un passo da una nuova rivoluzione. 19 centrali nucleari sono   in sciopero. Una pompa di benzina su 5 ha esaurito il carburante perchè gli autotrasportatori hanno incrociato le braccia. La ‘greve’. E il 14 giugno è previsto un altro sciopero generale, proprio ad un passo dagli Europei di Calcio di Parigi. Allora, tranquilli. Se vincono i francesi, vinciamo tutti. E potremo anche noi  imporre al governo Renzi di abolire il nefasto jobs act voluto solo da imprenditori senza scrupoli, multinazionali, banche e finanza internazionale. Cioè gli artefici di questa guerra subdola e micidiale. Che è molto peggiore di un guerra combattuta con le armi.

 

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