DI LUCA SOLDI
luca soldi
C’è un rischio grave che sta correndo il Paese: e’ la distrazione della classe politica. E’ il solito pericolo che ha “confuso” un Paese nel ventennio berlusconiano. Esattamente quando la maggioranza del tempo, per un verso e le minoranze per l’altro, non hanno fatto che rincorrersi l’un l’altra. Fronteggiandosi in trincea, mentre il mondo intorno andava avanti per conto suo. Mentre furoreggiava il sistema del ” si salvi chi può ” ed i politici sempre in prima fila, avanti a tutti, con i potenti di turno, a mettersi al di sicuro. Un pericolo presente e concreto ancora oggi. Tipico di un cambio di testimone che non ha modificato la strategia di fondo. Mentre chi avrebbe le armi, le capacita per comprendere e controbattere, e’ rimasto assente, imbambolato. Non occorrono certi pomposi analisti a evidenziare che furia di guardare la vita, le battute, le sparate di Berlusconi ieri e Renzi oggi ci ritroviamo con un paese rimasto indietro. Rimasto, rassegnato, inerme, pronto perdere milioni di posti di lavoro nello smobilizzo della propria industria.
Oggi il premier, da bravo imbonitore, ci dice che l’Italia ha ripreso la marcia, che le riforme sono state fatte, per il lavoro, per la scuola, mentre ad ottobre, arriverà ci porgerà la madre di tutte le riforme, quella per la nuova costituzione targata Renzi.
Ma qualche cosa non torna. Non troviamo, per le strade e nelle case, persone soddisfatte o consapevoli che il cammino in salita stia per finire. Evidentemente non comprendono. Anche le voci all’interno del partito che dovrebbe, più di altri, aver elaborato e condiviso le scelte paiono timorose, non convinte, decisamente fredde. Come non mai. I superstiti della minoranza come Pier Luigi Bersani arrivano a dire: “gran parte della gente con quel segno più non ci campa. Consiglio di mostrarne consapevolezza”. In un’intervista al Fatto Quotidiano che pare più una confessione, l’ex segretario del Partito Democratico, spara contro il premier ch’è pure il suo segretario attuale : “È impressionante che l’ossessione sia sempre quella di vincere, mai di risolvere”. La questione vera, secondo Bersani, è trovare una soluzione a quello che manca rispetto al 2008: 200 miliardi di Pil e 6 milioni di posti di lavoro. “Dubito che sia facile rimettere le cose a posto”.
E sulle soluzioni offerte al paese da Renzi e della sua cerchia, Bersani traccia un bilancio amaro, negativo. E sul Jobs Act, nessuna minima speranza. Sulle prossimo referendum costituzionale nessuna certezza. Sulla gestione del partito, meno che mai.
Ma quello che preoccupa veramente Bersani sono le frequentazioni: c’è più che la sensazione che nel “sistema Renzi” si celi una rete di favori ai potenti di tutte le specie. C’è la sensazione che la figura di Verdini sia solo una pallida rappresentazione di altri figuri che amano frequentare il premier. Non solo, dice Bersani a chi non avesse capito: “I 10 o 15 che contano nel capitalismo italiano si stanno aggiustando le cose loro, chiedono solo che il Governo sia amichevole, e se capita lo applaudono e si fanno applaudire. Poi hanno i giornali e c’è lo scambio, succedono cose che non sono potabili”. Accuse gravissime che rendono evidente che la strategia portata avanti dalla minoranza: “cambiare le cose da di dentro”, non regge, non e’ assolutamente realistica. Riporta solo la memoria alle inutili strategie tattiche del contrasto al potere berlusconiano. Mentre il paese crolla. Affonda com’è sprofondato quel tratto di Lungarno, a due passi del Ponte Vecchio.
foto di Luca Soldi.
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