DI MARUSKA ALBERTAZZI

Maruska Albertazzi

Giorgio Albertazzi era mio padre. No, non QUEL Giorgio Albertazzi. Erano omonimi, lui e il mio papá. Fu lui a cercarmi, tanti anni fa. “Albertazzi?” Mi disse al telefono, “sono Giorgio Albertazzi”. Mi propose un ruolo in teatro, ma soprattutto mi regaló il suo tempo.
Gli piaceva giocare su quell’equivoco: “non ho figli” mi diceva “e va bene cosí. Pensa se avessi fatto un figlio brutto? Mi piace dire in giro che sei mia figlia. Guarda le facce che fanno. Mi piace dirlo perché sei bella”.
Giorgio era un esteta, un amante delle donne, un egocentrico e un vero anarchico. Non gliene fregava niente del giudizio degli altri, gli piaceva stupire.
Ci assomigliavamo, io e Giorgio. La stessa fronte spaziosa “degli Albertazzi”, lo stesso taglio degli occhi, lo stesso spirito ribelle.
Ci siamo divertiti, io e Giorgio, chiamavamo “culo” il culo, parlavamo di mignotte e di filosofia. Abbiamo fatto una Salomè insieme che è rimasta nella storia piú per i nostri cognomi e per il mio nudo che per la qualitá dello spettacolo, ma va bene cosí.
Era un uomo pieno di veritá Giorgio, pieno di amore per la sua Pia, pieno di vita.
Ci siamo persi di vista, purtroppo, nell’ultimo periodo. Io ho smesso di recitare, ho messo su famiglia, ho abbandonato l’anarchia, almeno quella esteriore.
Ma il ricordo che ho di lui è meraviglioso e resterá con me per sempre.

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