DI UMBERTO SAMMARINI
umberto sammarini
Qualcuno di voi conosce le isole Scilly? È un piccolo arcipelago di una cinquantina di isolette, quasi tutte disabitate, a cinquanta chilometri dalla Cornovaglia. La più grande si chiama St. Marys, vi abitano 1.600 anime, 1.000 delle quali risiedono nella capitale Hugh Town. Qualcuno dirà ” Ma chi se ne frega, questo che c’entra con il calcio? “
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A parte che un po di cultura non guasta mai, c’entra, c’entra. Avete presenti quelle sfide infinite sui campi della parrocchia, oppure le partite scapoli e ammogliati, con rivincite continue? Ma si, quelle dove il più pippone finiva in porta e quello grosso e lardoso a protezione del portiere. Bene, quelle sfide infinite sono diventato un regolare campionato, cose che soltanto in Inghilterra possono succedere. Dal 1962, nell’isola di St. Mary’s, si disputa la Isles of Scilly Football League, regolarmente riconosciuta dalla F. A. Le squadre partecipanti sono soltanto due: i Garrison Gunners ( amaranto e azzurro ) e gli Woolpack Wanderers ( giallo e blu ) stadio unico, il mitico Garrison Field, mica pizza e fichi. Partita di apertura chiamata Charity Field che, in base ad uno strano regolamento, vale anche come coppa, diciassette spareggi con il coltello fra i denti, non si guarda in faccia nessuno, vietato fare prigionieri. Essendo un campionato a tutti gli effetti, non potevano mancare le coppe, eccole qua: Coppa Nazionale e Coppa di Lega. Qualcuno potrà giudicare la cosa leggermente megalomane, visto che si devono fare le cose tanto vale farle per bene. Il campionato parte a novembre, la campagna acquisti si fa al pub della capitale. I due capitani, fra una litrata di birra e l’altra, cercano di mettere insieme le squadre scegliendo fra gli abitanti dell’isola quelli meno pippe. Resta invariata l’equazione, portiere scadente, difensore grosso e lardoso. E così, ogni domenica, si può vedere il timido farmacista che si trasforma in uno spietato marcatore alla Chiellini, oppure il taciturno pescatore che, munito di bandana, urla e mozzica come Suarez. Stiamo parlando di giovanotti con un’età media che oscilla dai trentacinque ai cinquanta e passa anni, scusate se è poco. Vabbè, allora Klose e Totti? Quelli guadagnano tre milioni l’anno, questi rischiano un coccolone solo per amore dello sport. Finita la partita, fra attacchi di tachicardia, strappi inguinali ed escoriazioni varie, si riuniscono tutti al solito pub e se ‘mbriacano. Spostandoci di qualche migliaio di chilometri, arriviamo a Milano, stadio di S. Siro, luogo deputato per la finale di Champions fra Hatletic e Real, i cugini poveri contro i Paperoni. Tutto un altro pianeta, questo viene definito il calcio che conta, quello che ipnotizza le platee. Corse supplementari della metro, incuranti che nel governo c’è un gran casino, sessantamila iberici hanno invaso la capitale morale d’Italia, si è spostato perfino il re, forse ci sarà anche Renzi smanioso di farsi un selfie con i giocatori. Per l’occasione la UEFA ha insignito lo stadio con cinque stelle, tipo gambero rosso, facendolo diventare nuovamente la Scala del calcio. I tifosi potranno ammirare Cristiano Ronaldo, il giocatore più bello e generoso del mondo. Guadagna cento milioni l’anno, vorrei vedere che fosse pure tirchio. Tutto questo è il calcio, dalla pura passione a valanghe di soldi, scegliete voi
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