DI LUCA SOLDI
luca soldi
Niente da fare gli italiani continuano ad essere preoccupati per la propria situazione economica. I “gufi” sembrano prevalere sugli altri e così le “paure” vincono sulle note dell’ottimismo. Ma qui non e’ questione di sensazioni, il lavoro quello che manca, le sue fragilità, le incertezze che le nuove leggi hanno portato, realisticamente impongono di fare piccoli passi. E’ chiaro come il sole che gli “annunci”, le sparate, non riempiono le tasche e meno che mai, con il tempo, caricano di fiducia.
E così, i consumi, quelli che dovrebbero mandare avanti l’economia, frenano.
La fotografia dell’Istat, nel suo studio sull’argomento, diffuso ieri, venerdì, così continua ad essere sfuocata, grigia. Con poche luci e molte ombre.
A maggio 2016 l’indice del clima di fiducia dei consumatori, espresso in base 2010=100, diminuisce passando a 112,7 da 114,1 del mese precedente; per quanto riguarda, invece, le imprese, l’indice composito del clima di fiducia (Iesi, Istat economic sentiment indicator), in base 2010=100, aumenta a 103,4 da 102,7.
Riguardo le componenti del clima di fiducia dei consumatori, il clima personale cresce a 105,4 da 104,8, ma diminuiscono la componente economica (a 135,9 da 140,2), quella futura (a 117,8 da 120,0) e quella corrente (a 109,8 da 110,0).
I giudizi e le attese sulla situazione economica del Paese peggiorano (a -47 da -39 e a 3 da 8, i rispettivi saldi). Aumentano sia il saldo relativo ai giudizi sui prezzi nei passati 12 mesi (a -27 da -36), sia quello delle attese per i prossimi 12 mesi (a -20 da -33). Peggiorano le aspettative sulla disoccupazione (a 25 da 21, il saldo).
Riguardo le imprese, il clima di fiducia scende nella manifattura (a 102,1 da 102,7), nelle costruzioni (a 120,4 da 121,2), nei servizi di mercato (a 107,4 da 107,9) e nel commercio al dettaglio (a 100,9 da 101,9).
Le reazioni delle associazioni, dei consumatori arrivano subito e non fanno alcuno sconto all’esecutivo:“La riduzione dell’indice relativo alla fiducia è un pessimo segnale per l’economia nazionale, e si rifletterà in modo diretto sulla propensione alla spesa da parte delle famiglie nel breve termine“, sentenza Codacons, con il suo presidente, Carlo Rienzi, commentando i dati Istat. Ed aggiunge: “Temiamo che l’ennesimo calo della fiducia registrato a maggio sia il preambolo di una estate ‘fredda’ per gli italiani sul fronte dei consumi, in un momento in cui al contrario servirebbe sostenere la domanda interna. Se le famiglie sono meno ottimiste sul futuro, infatti, saranno indotte a ridurre i budget di spesa e a rimandare a periodi migliori gli acquisti”. Rincarano la dose Federconsumatori e Adusbef, “un dato inevitabile, vista la situazione di profonda crisi in cui ancora versano le famiglie“. “Questo dato deve far riflettere molti, in primis il Governo, che è ora chiamato ad agire concretamente per avviare una ripresa finora solo annunciata.”
Per le due associazioni, i presidenti, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, chiedono di abbandonare il megafono e lavorare per la realizzazione di un Piano Straordinario che, attraverso il rilancio dell’occupazione, sia in grado di dare nuovo impulso e nuove prospettive al nostro sistema economico.
Anche da Unione consumatori, si grida che le tasche consumatori sono vuote: “Le parole non bastano se le tasche sono vuote. Capiamo l’esigenza politica di incutere fiducia ed instillare ottimismo, rassicurando gli italiani. Ma alla fine i nodi vengono sempre al pettine”. commenta così i dati Istat sulla fiducia il segretario dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona. “Peggiorano non solo i giudizi e le attese sulla situazione economica del Paese ma anche le aspettative sulla disoccupazione, nonostante sia il fronte sul quale sono stati ottenuti i maggiori successi. Questo dovrebbe indurre il Governo ad un cambio di passo” conclude desolato.
foto di Luca Soldi.
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