DI MARISA CORAZZOL

marisa corazzol

NOSTRA CORRISPONDENTE A  PARIGI

Settantasette persone sono state oggetto di fermi giovedì 26 maggio in tutta la Francia, negli scontri che si sono verificati durante le manifestazioni contro la legge sul lavoro e che hanno prodotto 15 feriti tra le forze dell’ordine, come denunciato dal ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve.
Una persona , inoltre, è stata gravemente ferita a Parigi mentre delle
« bagarres » avvenivano fra polizia e attivisti che tentavano di bloccare il boulevard périphérique. Quella persona è stata ferita « in circostanze che devono essere chiarite » , ha affermato il ministro dell’Interno francese.
Tuttavia, in un comunicato a parte, la Questura spiega che quell’ « incidente» si è verificato nel momento in cui alcuni manifestanti hanno tentato di bloccare il
« périphérique » (raccordo anulare parigino) nei pressi della Porta di Vincennes : « Un centinaio di persone ha circondato cinque agenti delle forze dell’ordine che stavano procedendo ad un arresto. I poliziotti hanno, quindi, dovuto rifugiarsi in una vicina residenza privata in attesa dell’arrivo dei rinforzi. Ne sono conseguiti degli scontri violenti durante i quali un giovane è stato gravemente ferito».
Il giovane « è ricoverato da ieri in ospedale », ha precisato il Ministero dell’Interno, aggiungendo che Bernard Cazeneuve « ha immediatamente adito all’Ispezione Generale della Polizia Nazionale, affinché si faccia luce sulla verità dei fatti».
I servizi del Ministero, ieri, hanno censito 174 cortei durante l’ottava giornata di azione sindacale contro il “ jobs act – El Khomri – Hollande – Valls – Macron”. « La maggior parte delle manifestazioni si sono svolte in maniera del tutto pacifica, ma si sono anche verificati molti scontri, soprattutto a Parigi, dove sono state denunciate diverse azioni violente a danno di vetrine di negozi, nonché di banche».
Ma non è finita qui. La protesta cresce su tutto il territorio francese e il governo si spacca.
In Francia la mobilitazione contro la legge di riforma del lavoro, in corso ormai da due mesi mezzo, non mostra alcun segnale di stanchezza anzi, se possibile, ha preso maggior vigore e intaccato in modo più evidente la compattezza del governo socialista, all’interno del quale si moltiplicano i distinguo. Penuria di carburante, blocco delle centrali nucleari, traffico stradale in difficoltà, attività portuale al rallentatore, voli cancellati: la protesta è salita di tono  nel fine settimana con la discesa in campo dei dipendenti dei siti petroliferi e nucleari e le con difficoltà crescenti per l’approvvigionamento di carburante.
Ovviamente, il tutto è amplificato dalla presenza, nel vicino “orizzonte” del 10 giugno, degli Europei di calcio e che galvanizzano la Cgt, il principale sindacato francese, nonché del suo segretario generale, Philippe Martinez che guida la protesta nazionale.
Ogni giorno è pertanto un giorno in più di “débacle” nel governo Hollande – Valls, che perde, giorno dopo giorno, compattezza e uniformità di posizioni.
Mercoledì scorso, durante il “question time”, il primo ministro socialista Manuel Valls ha ribadito ancora una volta: “Non toccheremo l’articolo 2” della legge El Khomri. Per Manuel Valls “è fuori discussione cambiare la “filosofia” del testo di legge, anche se “si possono ancora apportare modifiche e migliorie”. Affermazioni, queste, che confliggono apertamente con le aperture espresse dal ministro dell’Economia, Michel Sapin, il quale, poco prima aveva detto che “forse” si sarebbe potuto toccare questo articolo, pur escludendo di “rimetterne in causa il principio”.
Sull’articolo 2 della legge El Khomri, dal nome della ministra del Lavoro che l’ha firmata, si concentra gran parte del malcontento dei lavoratori francesi. Quell’articolo prevede, infatti, una inversione a “U” della gerarchia delle norme vigenti, poiché nei termini attuali sancisce il “primato dell’accordo aziendale in materia di orario di lavoro” sul contratto di categoria.
E’ da sottolineare, però, che secondo un sondaggio “Ifop” diffuso oggi su Rtl, sette francesi su dieci ritengono che le proteste contro la legge sul lavoro siano “giustificate”. Il progetto di legge di riforma del welfare francese, tuttavia, potrebbe diventare legge entro giugno. Ma intanto, il premier Valls, avendo capito che il suo governo ha scavato una “voragine” che rischia di diventare la sua “tomba”, si è premurato di convocare per sabato 28 maggio i lavoratori del settore petrolifero che continuano a bloccare sei delle otto raffinerie francesi mettendo a rischio altissimo i rifornimenti di benzina.
Con un ghigno che lo fa assomigliare ad un “gorilla dai piedi d’argilla”, sa benissimo che la CGT di Philippe Martinez non gli darà respiro e sa, altresì, che anche ieri in tutte le principali città francesi hanno manifestato oltre 200.000 persone.
100.000 a Parigi
20.000 a Tolosa
30.000 a Le Havre
8000 a Rennes
3300 a Rouen
3 000 a Lione
4.500 a Saint Nazaire
10.000 a Lilla
7000 a Caen
7000 a Clermont-Ferrand
1300 a Nantes.
Sul piano  politico, il braccio di ferro, quindi, continua fra il Governo – che rifiuta di ritirare l’articolo 2 – e i Sindacati che vi si oppongono.
Il segretario generale della CGT Philippe Martinez che mantiene lo stato di mobilitazione e di sciopero generale a partire dal due giugno, ha denunciato il “grande stato di confusione in cui versa il Governo sulla questione relativa ad eventuali modifiche dell’art. 2 legge “El Khomri”.
Ieri sera, inoltre, la ministra El Khomri da cui il famigerato “jobs act” francese prende il nome, mentre era ospite di un programma televisivo di seconda serata (“C à Vous”), ha dovuto letteralmente fuggire da una porta secondaria perché centinaia di manifestanti stavano assaltando lo studio dell’emittente. Un momento di panico che el Khomri ricorderà nelle sue “memorie”.
In tali contesti è evidente quanto possa essere sempre più complicato per l’Esecutivo socialista uscirne integro, Valls e Hollande avendo fin qui dimostrato di essere testardamente obbedienti alle  dottrine liberiste, di inchinarsi alla lobby del petrolio, al « Medef » (Confindustria) e alle regole imposte dall’ “Unione Europea” che,per bocca di Pierre Moscovici – Commissario europeo – ha fatto sapere che “la riforma del welfare francese è INDISPENSABILE”: “ I Paesi che hanno proceduto alla riforma del mercato del lavoro, ossia quelli che hanno fatto sì che si possa entrare più facilmente nel mondo del lavoro e che si possa uscirne in sicurezza, sono quelli che sono riusciti a far diminuire la disoccupazione “.
“Quelli che, invece, si sono rifiutati di farlo, sono quelli che sono rimasti meno performanti. E quando si guarda alla Francia si nota che si trova al 21° posto su 28 e non possiamo andarne fieri. Lo dico senza pronunciarmi su questa riforma e senza inserirmi nel dibattito interno francese ».
Pierre Moscovici, dall’alto del suo incarico in seno alla Commissione Europea, dimentica le sue origini e lo fa con la “nonchalance”  che caratterizza la storia del liberismo cinico e baro e l’involuzione in ambito dei diritti sociali che ha rappresentato.
Si, perché Pierre Moscovici nasce da una famiglia ebrea di intellettuali di sinistra. Suo padre era lo psicologo Serge Moscovici, deceduto nel 2014, che, adolescente, durante la seconda guerra mondiale, militava nel partito comunista rumeno, prima di fuggire dal suo Paese nel 1947 per rifugiarsi in Francia. Partecipò, altresì, alla fondazione del movimento dei “Verdi”. Sua madre – di origini polacche – era una psicanalista: Marie Bromberg. Simpatizzante del partito comunista francese, firmò il “manifesto dei 121”: « Déclaration sur le droit à l’insoumission dans la guerre d’Algérie » (Dichiarazione sul diritto di non sottomissione nella guerra d’Algeria).
Pertanto, Pierre Moscovici, oltre ad essere figlio di un rifugiato politico e di una intellettuale comunista, con le sue scelte politiche e la sua “sottomissione” alla “dérégulation” dei diritti dei lavoratori, conferma che non è sempre vero che “il frutto non cada mai lontano dall’albero”.
Ma Shakespeare insegna che “Il diavolo non sapeva quel che faceva quando insegnò all’uomo la politica: si è fregato da sé. Non posso fare a meno di pensare che alla fine le malefatte dell’uomo lo faranno apparire un esempio di virtù”.
foto di Marisa Corazzol.
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