DI CHIARA FARIGU

chiara farigu

Mentre nel resto d’ Italia gli studenti di ogni ordine e grado si apprestano a leggere “i quadri” relativi alla loro promozione con o senza crediti, o alla loro ammissione agli esami, nelle Langhe, ad una dozzina di alunni, tra i 5 e gli 11 anni, il pathos dell’attesa e delle aspettative viene loro risparmiato. In questa splendida regione storica del Piemonte, situata a cavallo delle province di Cuneo e Asti, famosa per i suoi paesaggi vitivinicoli, i genitori di questi ragazzi hanno scelto a settembre l’istruzione parentale, rinunciando a mandare i figli a scuola.
Il fenomeno diffuso in America, noto come “homeschooling”, da qualche anno sta prendendo piede anche nel Belpaese. Ma qui, nelle Langhe, le famiglie sono andate oltre e si sono organizzate per trascorrere l’anno insieme condividendo una serie di discipline tra educazione, didattica e attività ludiche con l’idea che «non si dovrebbe essere isolati». Programmi ed orari sono decisamente differenti da quelli canonici previsti per la scuola pubblica: nessun obbligo di frequenza, 3 giorni a settimana di lezioni “fai da te” dove ognuno mette a disposizione della piccola comunità scolastica, tenuta in circolo Arci del Comune di Comeliano, il proprio bagaglio di competenze. Ma sono beni accetti anche i cosiddetti “esperti esterni” come la pensionata che propone un corso di taglio e cucito o chi s’intende di arte e pittura o chiunque possa integrare e arricchire le conoscenze di questi alunni “sui generis”.
Il perché di questa scelta è presto detto. L’homeschooling, o istruzione impartita dai genitori è un diverso modo, un’alternativa all’istruzione tradizionale, da scegliere con oculatezza e consapevolezza del grande impegno che comporta. Anche perché il genitore-docente non stacca mai. Una scelta non ideale per tutti. Ma neanche la scuola è l’ideale per tutti. Ma qui, sostengono i genitori interessati, vengono tenuti in considerazione veramente i tempi di apprendimento di ciascuno così come le capacità attentive, quelle relative all’attenzione e alla concrezione, differenti per ciascun bambino che, in una scuola pubblica, per via del programma da svolgere, non potrebbero essere sempre rispettati. Nessuna programmazione. Si parte dall’interesse e dalle curiosità mostrate dai bambini, senza consultare i libri di testo o servirsi delle lavagne multimediali. La conoscenza viene vissuta dagli alunni senza lo stress dell’interrogazione o dei compiti da fare, croce e delizia di chi frequenta la scuola dell’obbligo. Ma, anche, senza quell’interazione, quella condivisione che sta alla base dell’apprendimento. E senza la bellezza di godere dei periodi di vacanza quando, finito lo “stress”, si ripongono libri e quaderni sino al suono della prossima campanella.
Nel sito del Miur si possono trovare tutte le info per chi fosse interessato all’istruzione alternativa a quella dell’obbligo. Questa la nota:
“ I genitori o gli esercenti la potestà parentale, che intendono provvedere in proprio all’istruzione di minori soggetti all’obbligo di istruzione, devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola viciniore un’apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della “capacita tecnica o economica“ per provvedervi. Il dirigente scolastico ha il dovere di accertarne la fondatezza.
A garanzia dell’assolvimento del dovere all’istruzione, il minore e tenuto a sostenere un esame di idoneità all’anno scolastico successivo”.
E questi i riferimenti normativi:
Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297, art. 111
Decreto Legislativo 25 aprile 2005, n. 76, art. 1, comma 4
foto di Chiara Farigu.
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