DI PIPPO GALLELLI

pippo gallelli

« Dopo due finali pareggiate entrambe nei tempi regolamentari e perse in questo modo, è necessario fare un bilancio. Devo andare a casa e guarire le mie ferite. Sono comunque fiero di quanto abbiamo fatto». Diego Simeone “El Cholo” è un leone ferito ma non abbattuto, al termine della finale di Champions persa dall’Atletico e vinta dal Real ai rigori. A Milano, insomma, la filosofia del Cholismo, tutta cuore e cervello, non ha girato l’ultima pagina ma presto, potete starne certi si arricchirà di nuovi capitoli e non è detto, come ha fatto intendere il tecnico argentino, che si continueranno a scrivere a Madrid. Diego Simeone, insomma, potrebbe cambiare aria e lasciare l’Atletico, dopo aver sfiorato un’altra volta il paradiso Champions. Contro di lui la routine spietata del calcio vuole sempre, o quasi puntualizzerebbe Claudio Ranieri da Leicester, che a spuntarla siano quelli per cui vincere è naturale come bere un bicchiere d’acqua.

Per i Blancos, infatti, è l’undicesima coppa dalle grandi orecchie, che chiede spazio in una bacheca già parecchio affollata. Per i Colchoneros è l’ennesimo sogno che sfuma, beffardamente, come nel 1974 e nel 2014, all’ultimo atto e tifosi della Juve di delusioni simili ne sanno qualcosa. Potenti e predestinati quelli del Real, come predestinato è Zizou Zidane che la Champions l’ha vinta in campo, da vice di Ancellotti e a Milano da allenatore, sempre con il Real ovviamente. Zidane trionfa ma rende l’onore delle armi all’avversario: « Un messaggio a Simeone? La sua è una sconfitta, ma non grande. Alla fine le due squadre sono arrivate fino in fondo. A Simeone dico complimenti, è un grandissimo allenatore”.

E allora fair play, evviva Simeone, evviva Zidane che, nella notte di Milano, smentisce il teorema che un fuoriclasse in campo difficilmente possa essere, poi, un allenatore. Facile a dirsi, obietterebbe qualcuno, con in squadra gente come Ronaldo, Bale o Ramos. Non una passeggiata, come ha puntualizzato il francese a fine partita : «Sono molto felice per tutto quello che abbiamo fatto, non è per niente facile vincere la Champions, abbiamo lavorato tanto, lottato e siamo stati sempre positivi. Abbiamo qualità, ma il lavoro è più importante e abbiamo fatto un buon lavoro». A proposito: chissà cosa avrà pensato guardando la partita in tv Rafa Benitez ? Lui che la squadra che ha vinto la Champions l’ha condotta a inizio stagione, per poi ritrovarsi, dopo essere stato defenestrato dal Real a furor di popolo , ad allenare il Newcastle, mestamente retrocesso dalla Premier League. Zizou, che, tra lo scetticismo generale sembrava destinato solo a scaldare la panchina in attesa dell’arrivo di qualche altro “santone” si è tolto la soddisfazione più grossa, come fece Roberto Di Matteo che nel 2012, sotto il cielo di Monaco, alzò la “coppa dalle grandi orecchie” con il Chelsea, dopo essere subentrato all’esonerato André Villas-Boas.

Luci a San Siro per Zidane e per la gioia dei tifosi dei Blancos che cantano “Non ci stanchiamo mai di vincere”. Lacrime e orgoglio per i tifosi dell’Atletico e per il loro indomito condottiere argentino che li ha incitati al tifo come un ossesso, anche a pochi secondi dalla lotteria dei rigori. Storie di squadre, allenatori e tifosi che si intrecciano nella notte di Milano che si conclude, almeno da quanto riferiscono le prime cronache, all’insegna del Fair Play e senza incidenti. E’ la narrazione del calcio, qualche volta crudele ma sempre avvincente . Calcio appunto, e non trasformiamolo, vi prego, una finale di Campions in qualcosa di simile al Super Bowl, con inutili concerti promozionali di iperpresenzialisti cantanti. Negli sguardi dei tifosi di Real e Atletico, a Milano, c’era più di quanto qualsiasi show possa offrire.

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