DI PIO D’EMILIA
PIO D'EMILIA
“Abbiamo conosciuto l’agonia della guerra, ora troviamo assieme il coraggio della pace in un mondo senza ordigni nucleari”. Così ha scritto Obama nel libro degli ospiti del Museo della Bomba, a Hiroshima. Il museo degli orrori che per motivi di tempo, ci dicono, ha visitato in meno di 15 minuti, quando su ogni foto, su ogni reperto, su ogni immagine occorrerebbe fermarsi per ore e ore, per conoscere, immaginare, e provare ribrezzo per ciò  che l’uomo è riuscito a fare.
A me Obama piace. Mi è sempre piaciuto, sin dall’inizio. E soprattutto nel suo secondo mandato. E penso sia davvero un peccato che non possa averne un terzo, perchè farebbe sicuramente meglio di quello che (non) farà la Clinton o quello che ahimè farà Trump.
Ciò non toglie che rispetto all’impegno solenne, alle “promesse” effettuate nel suo famoso discorso di Praga, appena eletto, nel 2008, e che gli valsero un Nobel per la Pace ” anticipato, non sia riuscito a fare granché. Nessun passo avanti, nella lenta passeggiata verso il disarmo, molte accelerazioni, invece, nella folle corsa al riarmo.
Obama, alla fine, passerà alla storia, oltre che per il rilacciamento delle relazioni con Cuba, solo per aver finalmente concesso – anzi , imposto – agli americani uno straccio di assistenza sanitaria pubblica. Il che non è poco, per loro, ma non è abbastanza, per il mondo. Molti, troppi dossier sono rimasti aperti, bloccati dalle gelosie, dall’ignoranza e dall’arroganza di chi gli è stato intorno, senza peraltro “marciare” con lui. Parlo del Medio Oriente, dei Palestinesi che ancora non hanno un loro Stato libero e indipendente, e dei coreani, unico grande popolo, unica vera grande nazione ad essere ancora assurdamente e dolorosamente divisa.
Nessuno si aspettava che a Hiroshima Obama chiedesse scusa – anzi: ho già spiegato in questi giorni perchè, tutto sommato, l’averlo chiesto avrebbe messo in serio imbarazzo l’attuale governo giapponese, oggi suo fedele alleato, che a sua volta avrebbe dovuto farlo nei confronti della Cina e della Corea. Ma nel libro del Museo avrebbe potuto scrivere qualcosa di più, compiere quel passo avanti che come presidente in uscita avrebbe potuto fare più di quando era appena arrivato. Scrivere, ad esempio, che gli Usa si impegnano a non usare mai più per primi un ordigno nucleare. Sinora nessuna “potenza” nucleare l’ha fatto. Tranne, di recente, la Corea del Nord. Bizzarro, no?
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