DI MARUSKA ALBERTAZZI

Maruska Albertazzi

Vorrei tornare sulla questione “casting per disabili” che è esplosa in questi giorni, perché riguarda un tema a cui tengo molto. Non per esperienza personale, ma perché credo sia necessario aprire la mente e non fermarsi alle apparenze.
I fatti: la casting Luana Velliscig pubblica un annuncio sulla sua pagina Facebook. Cerca un “ragazzo di 15/18 anni nano o con altra disabilità che trasmetta tenerezza” per la serie tv “Romanzo Famigliare” diretta da Francesca Archibugi e prodotta da Wildside. Scoppia la polemica, la produzione si dissocia e così fa la regista. La casting viene licenziata.
Nel frattempo, in rete si diffonde la giusta protesta di tante persone affette da disabilità di vario genere, che rivendicano il loro diritto ad essere, come tutti, gentili o stronzi, idealisti o cinici, teneri o insopportabili. Della serie: la disabilità è una caratteristica, non LA caratteristica.
Perfetto, giustissimo. L’associazione disabile=tenerello è quanto di più falso e superficiale ci possa essere, ed ha a che fare con una visione asessuata, infantile, spersonalizzante delle persone affette da certe patologie.
Il punto è un altro. Se la casting ha pubblicato quell’annuncio e fatto quella richiesta, l’informazione, da qualche parte, la deve pur aver trovata. Conosco il lavoro dei casting, è un lavoro che si basa sulla lettura di una sceneggiatura e/o di un trattamento e su precise indicazioni di produttori, sceneggiatori, registi.
Poi, senza alcun dubbio, la signora Luana non è esattamente un campione di sensibilità e non si è resa conto che il tono del suo annuncio era quantomeno sopra le righe. Sono certa che nessuno ha approvato quell’annuncio della serie: Hey, ciao bello, sei disabile o nano (?!?), ispiri tenerezza? Cerchiamo proprio te! Ma solo perché, con un po’ di furbizia e una certa dose di ipocrisia, c’era modo di metterla giù, come dire, in maniera più soft.
Insomma, la verità è che la Luana avrà pure fatto una cazzata, ma tutto sommato mi sta più simpatica, nella sua rozzaggine emotiva, di chi si è dissociato, facendone una questione di linguaggio non appropriato e non, come io credo che sia, di stereotipi fastidiosi e stantii che spero saranno rimossi dalla scrittura. Almeno tutto sto casino sarà servito a qualcosa.

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