DI CARLO PATRIGNANI
carlo patrignani
C’è stata nella tormentata storia della Repubblica, che il popolo italiano scelse 70 anni fa con il referendum del 2 giugno 1946 mandando in soffitta la Monarchia acquiescente e collusa con l’orrendo Regime fascista, una florida stagione di straordinarie riforme di struttura cancellata, in una intervista, da Eugenio Scalfari.
Accadde nel 1962 con il monocolore Dc di Amintore Fanfani cui il Psi diede l’appoggio dall’esterno: uno dei protagonisti di questa svolta storica, preparata dal ’57 al ’61 in tre Congressi del Psi, uscito a pezzi dal Fronte Popolare del ’48, fu l’acomunista Riccardo Lombardi.
Quel governo fu “[…] l’unico vero centro-sinistra mai esistito. Non fu un errore e […] s’il etait a reprende, je le reprendrai”, dirà anni dopo.
Così il 22 febbraio 1962 iniziò una florida stagione delle riforme di struttura, tanto care a Lombardi: la nazionalizzazione dell’energia elettrica approvata con l’astensione del Pci e l’irritazione di Guido Carli, il Governatore della Banca d’Italia: è un’idea ‘leninista’; la scuola media unica; il riconoscimento giuridico e politico dei lavoratori sul logo di lavoro che aprì la strada alla legge 300, lo Statuto dei lavoratori del ’70 approvato con l’astensione del Pci; l’abolizione del segreto bancario; la riforma dei consorzi agrari e della mezzadria nelle mani della Federconsorzi. Non fu possibile varare la riforma urbanistica del Dc Sullo per l’opposizione delle grandi lobby economico-finanziarie presenti nella Dc stessa.
Durò solo un anno “l’unico vero centro-sinistra mai esistito” e nel 1963 iniziò il valzer dei governi organici di centro sinistra e sotto ‘il ‘tintinnar delle sciabole’ nacque il governo Moro-Nenni e finì la stagione delle riforme di struttura.
Così andarono le cose, ma non per Scalfari. Nell’intervista a Repubblica, rivendica l’amicizia con Lombardi e salta il 1962: “[…] è vero che nel 1963, agli albori di quella nuova stagione, ospitai una sera a cena Riccardo Lombardi, mio carissimo amico, e Guido Carli, allora Governatore della Banca d’Italia. Lombardi era stato incaricato da Nenni, vicepresidente del Consiglio, di preparare le grandi riforme. Così venne a casa per sottoporre a Carli alcune di quelle proposte – la nazionalizzazione dell’industria elettrica, la riforma dei suoli urbani e la nominatività dei titoli – ma ricevette un sacco di critiche, specie sulle due ultime questioni..”. Inoltre quale sarebbe il volto per illustrare la storia dei 70 anni della Repubblica, Scalfari risponde “i busti di Riccardo Lombardi e Antonio Giolitti”.
Quel che è storicamente provato, è che Scalfari fu candidato dal Psi alle elezioni politiche del ’72 a Torino e Milano e per sbarrare la strada proprio a Lombardi scelse Milano: non gli riuscì allora la sinistra lombardiana era abbastanza forte per imporsi nel Psi e a Milano entrò Michele Achilli.
Quanto al Lombardi “carissimo amico” qualche dubbio sussiste in chi ha vissuto da vicino la sinistra lombardiana.
In intervento del ’70 alla Camera Lombardi dopo aver criticato “l’elegantissimo uomo”, il governatore Carli, di incapacità o non volontà nel contrastare l’espatrio dei capitali, “uno dei vermi roditori dei principi, il cancro della nostra economia”, si rivolse a Scalfari: “francamente io non posso in nessun modo condividere il giudizio che il collega on. Scalfari ha emesso giustificando la tecnica seguita dalla Banca d’Italia, di favorire l’esportazione dei capitali allo scopo di sfuggire alla pressione internazionale che si esercitava nel senso di rivalutare la lira. Non posso ammettere un criterio di questo genere..”.
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