DI ANNA LISA MINUTILLO
annalisa minutillo
Alfano attacca la Ue: “Sono lontani da noi, occorre accordo con Libia“. E si teme il naufragio di un altro barcone proveniente dalle acque libiche.
Questa settimana che ha visto numerosi sbarchi nel nostro Paese si conclude lasciando lo spazio ai tristi bilanci. Oltre 13mila disperati in salvo, 65 vittime accertate tra cui anche 3 neonati e centinaia di dispersi, uomini, donne e bambini finiti in fondo al Mediterraneo. A questo bilancio c’è da aggiungere l’affondamento di un peschereccio che, partito dalla Libia, senza motore e trainato da un’altra imbarcazione, sarebbe affondato. In centinaia, secondo alcuni testimoni, sarebbero annegati.
Questa situazione gli esperti l’ avevano prevista, ipotizzando un’estate difficile: senza un intervento concreto dell’Europa sull’Africa sarà difficile arginare il flusso cospicuo di migranti che da Libia ed Egitto tentano di raggiungere le coste italiane. I numeri degli ultimi sei giorni sono impressionanti, così come lo è anche l’intensità delle partenze: nell’ultima settimana sono salpati da Sabratha, Zuwara e dalle spiagge vicino Tripoli almeno una settantina di gommoni e una decina di barconi stracolmi. Vuol dire più di 15 al giorno, con un rallentamento nella giornata di sabato quando la centrale operativa della Guardia Costiera è dovuta intervenire solo su 4 richieste di soccorso. Il governo di Sarraj (Libia) non riesce a controllare i trafficanti di uomini.
Le imbarcazioni in partenza dalla Libia sono in condizioni sempre più disastrose e a stento riescono a raggiungere le acque internazionali, dove sono schierate le navi dell’Europa e dell’Italia. La conferma arriva purtroppo dai naufragi degli ultimi giorni: tre accertati e documentati dalle immagini della Marina Militare, con 65 vittime recuperate e centinaia di dispersi, un quarto che emerge dai racconti dei sopravvissuti.
Al disastro libico (molte barche partono da qui), si aggiunge un ulteriore problema: ormai sono riprese le partenze dall’Egitto, dove le organizzazioni criminali possiedono mezzi e denaro. Al momento, rivelano le informazioni d’intelligence, i profughi che scappano dalla Siria non hanno ancora intrapreso la rotta del Mediterraneo centrale, ma non si esclude che nei prossimi mesi chiusa la via balcanica e bloccato il passaggio dalla Turchia alla Grecia, possano decidere di tentare la traversata. Si aggiungerebbero in questo modo alle migliaia di eritrei, somali ed etiopi che già utilizzano quella rotta, ritenuta la più pericolosa.
Il ministro dell’interno Angelino Alfano è tornato a chiedere un maggior coinvolgimento dell’Europa e la necessità di un accordo rapido con la Libia. “Tutte le vittime che stiamo raccogliendo in mare e che ancora raccoglieremo sono la prova di quanto ancora l’Europa sia lontana e indietro nel rapporto con i paesi dell’Africa sottolinea. L’Ue deve arrivare ad un accordo rapido con la Libia, dove ormai c’è un governo, per riuscire ad arginare le partenze“. Ma serve anche un’intesa con i paesi africani, “per organizzare i rimpatri” e creare “campi profughi in Africa“.
Sergio Mattarella ha lanciato l’allarme immigrazione e lo ha fatto da Sarajevo, città simbolo della convivenza confessionale e cuore di quei Balcani oggi nuove autostrade dei flussi. “Siamo entrati in una stagione che vede irreversibilmente tutti i problemi in una dimensione così ampia che nessun Paese da solo può affrontarli“. Ad esempio è chiaro ormai che i fenomeni migratori sono “internazionali e richiedono collaborazione e crescente integrazione”, ha ripetuto Mattarella dalla capitale bosniaca dove si è recato per partecipare a un vertice di Paesi balcanici.
Ma non è solo nel denunciare la miopia europea sul fenomeno: “E’ un gravissimo errore – ha spiegato invece il presidente del Senato Pietro Grasso – drammatizzare il pericolo come ineluttabile e irrisolvibile e cadere nella tentazione di isolarsi erigendo muri politici, fisici e ideali. Nella Ue si illude chi pensa di potere fare da solo, si illude chi pensa di essere al sicuro“.
Più dirette sono le parole della presidente della Camera Laura Boldrini che disegna un’Europa non solo distratta ma soprattutto avara: “Il flusso dei rifugiati, cartina di tornasole sul funzionamento dell’Unione europea, sarebbe gestibile perché rappresenta lo 0,2% complessivo: se ci fosse la disponibilità di tutti gli Stati non sarebbe un problema in un’area di 500 milioni di abitanti. Invece, solo una manciata di Paesi, tra quelli di approdo e di accoglienza, sono disponibili“. Un tirarsi fuori inaccettabile, per la Boldrini. Soprattutto se comparato con lo sforzo che stanno facendo Paesi decisamente meno ricchi.
foto di Anna Lisa Minutillo.
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