DI ELEONORA DE SANCTIS

de sanctis

 

Ci troviamo negli Usa, precisamente nello zoo di Cincinnati, nell’Ohio, ed  è un tranquillo sabato di Maggio. Qui accade un fatto insolito, difficile anche da immaginare. Un bambino di 4 anni cade nella gabbia di un gorilla durante la visita, sotto gli occhi terrorizzati dei genitori, che non erano stati a quanto pare così vigili da evitare un volo di quasi 3 metri al figlio. La storia è breve e molto triste. Per salvare la vita del bambino il direttore dello zoo prendere la decisione repentina di abbattere il gorilla. Harambe, questo era il nome di questo giovane esemplare di 17 anni, appartenente a una delle tante specie a rischio del pianeta. “È stata valutata come situazione pericolosa, con il bambino in pericolo di vita”, questa è stata l’affermazione del direttore dello zoo, Thane Maynard. A quanto pare talmente pericolosa da decidere di utilizzare un’arma da fuoco  piuttosto  che una pistola contenente  sonniferi per  poter sedare l’animale (tutto ciò con la vicinanza del piccolo che veniva scortato dal gorilla all’interno della gabbia). I video caricati sul web, però, ci mostrano qualcosa che tutto si potrebbe definire, tranne che una situazione “a rischio di vita”. Dieci minuti dove il gorilla attirato dal tonfo dell’acqua, si avvicina al bambino e afferrandolo dai pantaloncini lo rialza, per poi portalo in giro nella gabbia (probabilmente non troppo delicatamente, ma neanche dimostrando rabbia o tutta questa grande pericolosità). E poi stop, l’esistenza di questo povero esemplare termina per sempre, perché la legge del più forte ha sempre la meglio, perché l’essere umano trova più semplice  quando non può gestire una situazione (o altro) eliminarla definitivamente senza considerare che anche se si tratta della  vita di un animale (come in questo caso) si tratta pur sempre di una vita.
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