DI STEFANIA DE MICHELE
stefania de michele
L’integrazione vera è uno scambio, mai accettazione pedissequa di valori altrui. Se da una parte l’Italia porta con orgoglio, appuntata al petto, la medaglia di laicità dello Stato (che discende dalla conquista della nostra Costituzione, ispirata al principio pluralista nato dalle macerie del totalitarismo fascista), dall’altra l’Islam nella sua declinazione ortodossa rifiuta fermamente la distinzione tra condotta spirituale e temporale: in pratica, è ‘din wa dawla’, religione e Stato. La sharia, traducibile come ‘diritto islamico’, vera e propria legge divina, è in tantissimi Paesi fondamento giuridico. Tradotto: si stabilisce che le leggi concernenti il diritto civile, penale, le finanze, l’economia, la cultura devono basarsi su principi islamici che, quando non sono applicati integralmente (come in Arabia Saudita o Iran), diventano comunque forti valori programmatici.
La domanda nasce quindi spontanea: qual è l’orientamento dei candidati musulmani nelle liste dei diversi partiti per le amministrative di giugno? La presenza di volti nuovi, figli dell’immigrazione che ha arricchito il nostro Paese, è un valore aggiunto irrinunciabile. E’ la traduzione pratica del dispositivo costituzionale, che sancisce il divieto di discriminazione religiosa e l’analoga tutela nei confronti di tutti i cittadini. Chiedere però è lecito perché – solo attraverso la reciproca conoscenza – si traccia il percorso comune nelle diversità di ciascuno. Il dubbio è che l’impronta laica del nostro sistema politico sia messa intimamente in discussione. L’esempio virtuoso arriva dall’Inghilterra con l’elezione a sindaco di Londra del primo musulmano, figlio di migranti pachistani, Sadik Khan.
Sui social rimbalza infatti la campagna denigratoria fondamentalista contro il primo cittadino, colpevole di essere favorevole ai diritti gay e preoccupato per il moltiplicarsi dei veli, indossati dalle donne musulmane a Londra. Uguali tensioni vive il deputato del Pd, Khalid Chaouki, che riesce nell’impresa di mettere insieme razzisti italiani e fondamentalisti (italiani e non) musulmani. Il comune denominatore, per tutti, anche per i candidati alle amministrative, è il coraggio di affrontare la complessa rete di frustrazioni opposte. La buona notizia è che le candidature sono trasversali: dal Pd a Forza Italia, dal M5S a Fratelli d’Italia. «Ci interroghiamo – ha detto l’imam della moschea torinese Taiba – sul nostro ruolo come cittadini musulmani torinesi e sul ruolo dell’istituzione moschea in questo importante appuntamento». A questo proposito, l’ultima perplessità – la più importante – è legata all’endorsement vero, forte e necessario da parte dell’Islam moderato e liberale e dei rappresentanti della politica nostrana. Ne hanno bisogno le ‘teste d’ariete’, i musulmani in prima linea impegnati in un processo di integrazione difficile, a tratti impopolare, che passa anche dalla politica attiva. Il tempo del politically correct di facciata è finito. La sfida è lanciata.

1462195852-sam-aly-sala

Annunci