DI ELIO LANNUTTI

elio lannutti

Il doppio dissesto della Banca Popolare di Vicenza di Giovanni Zonin e di Veneto Banca, dell’ ex padre padrone Vincenzo Consoli, sarà di almeno di 18,9 miliardi di euro a danno di 210.000 mila azionisti (120.000 BpVi, 90.000 Veneto Banca) tra azzeramento del valore delle azioni (10 miliardi), perdite ultimi 3 anni per 4 MLD), aumenti di capitale (4,9 MLD di euro).
Banca Popolare di Vicenza ha varato aumenti di capitale negli ultimi due anni per 2,408 miliardi di euro (1,5 MLD nel 2016 sottoscritto dal Fondo Atlante), 908 MLD nel 2014. Veneto Banca 3 aumenti di capitale per 2,5 MLD di euro (0,5 MLD nel 2014; 1 MLD nel 2015; 1 MLD nel 2016).
Banca Popolare di Vicenza ha registrato perdite per 2,2 MLD di euro negli ultimi due bilanci (1,4 MLD di euro nel 2015, 800 milioni di euro nel 2014). Veneto Banca ha registrato perdite per 1,808 MLD nell’ultimo biennio (882 milioni nel 2015; 1 MLD nel 2014). Gli effetti collaterali della mala gestione delle due banche venete, una delle quali, la BPVI era considerata la banca di riferimento per tutte le operazioni di sistema della Banca d’Italia specie del Governatore Visco, compresa l’acquisizione della Banca Popolare dell’Etruria, addirittura sanzionata per non aver obbedito ai diktat di Palazzo Koch, sono ricaduti sulle spalle dei 210 mila azionisti complessivi degli istituti di credito, che hanno perso oltre il 99,7% dei loro investimenti.
Nell’aumento di capitale da un miliardo per Veneto Banca infatti, il prezzo del titolo dovrebbe essere fissato a 10 centesimi di euro ad azione, azzerando a carta straccia i valori del titolo per i circa 90mila attuali azionisti dalla banca, analogamente a quanto è accaduto ai 120mila azionisti della Popolare di Vicenza, di cui oggi il fondo Atlante detiene il 99% dopo il recente aumento di capitale di 1,5 miliardi, che hanno visto andare in fumo più di 6 miliardi del valore delle azioni che fino a 12 mesi prima erano state valutate 62,50 euro.
Nel caso di Veneto Banca le perdite al 99% per chi ha acquistato il titolo a 14 euro, nel 1997, mentre per chi ha acquistato le azioni nel 2012, quando il titolo era ai massimi a 40,75 euro per azione, la perdita sarà addirittura del 99,75%. Di qui le quotidiane proteste e le conseguenti azioni giudiziarie di un azionariato “pulviscolare”, spesso obbligato ad acquistare titoli della banca per ottenere linee di credito oppure mutui, come sta emergendo anche nel caso di BancApulia, ed altre banche.
Se le Autorità vigilanti che erano state interessate già nel 2008 dalle denunce Adusbef, avessero fatto il loro dovere, non ci sarebbero state tali comportamenti fraudolenti, che hanno generato un buco di 18,9 miliardi di euro, superiore a quello di Parmalat di ‘soli’ 14 MLD di euro.
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