DI ALESSANDRO GILIOLI
alessandro gilioli
L’aspetto che più mi ha colpito, nell’attacco del senatore verdiniano D’Anna a Saviano, non è la cosa della scorta. È invece quella frase accusatoria: «Si è arricchito con un libro».
Guardate che c’è tutto un sistema cognitivo, c’è tutta una visione del mondo, nell’accusare qualcuno perché si è arricchito con un libro.
Solo in una concezione anti intellettualista e ignorantista della vita arricchirsi con un libro è una cosa negativa. Il libro, che cosa inutile, con che faccia ci si arricchisce così?
E vagli a spiegare che quello è proprio il modo più bello e giusto di arricchirsi. Perché frutto di passione intellettuale, di letture, di studi, di indagini, quindi automiglioramenti; ma anche perché un buon libro è un evento win-win, cioè dà qualcosa pure a chi legge.
E non sto parlando solo di Saviano, sto parlando in generale. Umberto Eco divenne ricchissimo con il Nome della rosa, e si meritava interamente quella ricchezza, dato che dietro quel romanzo c’erano decenni di studi medievali, da Sant’Agostino a Rodolfo il Glabro, da Abelardo a Guglielmo di Champeaux. E quel libro ci ha fatto passare qualche bel pomeriggio, e qualcosa ci ha lasciato dentro.
Ora, non c’è bisogno nemmeno di fare battute – che pure verrebbero spontanee – su come invece si arricchiscono i verdiniani.
Affari loro o semmai delle procure.
In ogni caso, non vedo un futuro prossimo in cui ci siano verdiniani che riescano ad arricchirsi con un libro, no.

saviano

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