DI ELIO LANNUTTI

elio lannutti

Nell’estate 2014 ho pubblicato:’ Diario di un senatore di strada’.
Rileggere: ‘Abolizione del Senato e ‘l’ombra della P2 sulle riforme’.
Le elezioni europee e comunali del 25 maggio 2014 si sono trasformate in un plebiscito per il Partito democratico. I dati definitivi assegnano una vittoria schiacciante per i democratici, con il Pd che raggiunge il 40,8 dei consensi. Il Movimento 5 Stelle, indicato come lo spauracchio per il Pd, si è fermato al 21,1%; Forza Italia al 16,8%, la Lega Nord ha ottenuto il 6,2%. Altre liste come Ncd e Tsipras hanno superato di poco la soglia di sbarramento del 4%, al contrario dell’Idv che partiva da un rotondo 8% delle precedenti consultazioni per Strasburgo e che ha subito un vistoso crollo attestandosi al prefisso telefonico di Roma: 0,6%. Tra le riforme costituzionali del premier Matteo Renzi, probabilmente allergico ai contrappesi e ai controlli istituzionali, la proposta di un Senato non più elettivo, ma nominato dagli enti locali (Regioni e Comuni), i cui componenti godranno di ampie guarentigie, compresa l’immunità parlamentare. Una specie di dopolavoro per i nominati, che potranno rifugiarsi sotto lo scudo dell’immunità parlamentare, qualora presi con le mani nel sacco dai magistrati.
Ecco cosa scrive Marco Travaglio, su «il Fatto Quotidiano» del 24 giugno 2014:
non verrà abolito il Senato, ma le elezioni per eleggerlo; i senatori, anziché dai cittadini, saranno nominati dai partiti (tramite i Consigli regionali, quasi tutti inquisiti fra l’altro); saranno espropriati del potere legislativo (leggi costituzionali a parte) e di quello di sfiduciare i governi; saranno tutti consiglieri regionali o sindaci; però avranno l’immunità come i deputati, come se fossero scelti dagli elettori per fare le leggi, e non per fare i sindaci o i consiglieri regionali.
E non solo non risponderanno penalmente né civilmente delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle funzioni; ma non potranno neppure essere arrestati o intercettati o perquisiti senza l’autorizzazione a procedere di Palazzo Madama. Questo prevede il testo definitivo della cosiddetta riforma costituzionale del Senato che
sarà votato in prima lettura (su quattro) il 3 luglio. Un testo, secondo la Finocchiaro, condiviso da tutti i partiti e dal governo. Invece, secondo il governo e i partiti, non era condiviso da nessuno.
L’ombra della P2
L’architettura istituzionale che sta prendendo forma ricorda da vicino il Piano di Rinascita democratica della loggia massonica Propaganda 2 (P2), scritto probabilmente nel 1976 dal maestro venerabile Licio Gelli insieme ad alcuni «consulenti» esterni. Un Piano che prefigurava l’assorbimento degli apparati democratici dentro le spire di un autoritarismo legale che avrebbe avuto al suo centro l’informazione. Gelli prevedeva la dissoluzione della Rai-Tv in nome della libertà di antenna, il controllo dei media, la responsabilità civile dei magistrati, alcune riforme costituzionali, la presenza di due soli partiti allo scopo di «semplificare» il sistema politico, la riduzione del numero dei parlamentari e l’abolizione della validità legale dei titoli di studio. Come un’ombra inquietante quel Piano si è allungato sulla Seconda Repubblica morente. Ma, pare che nessuno se ne accorga davvero. Mala tempora currunt- dicevano i latini.

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