DI VIRGINIA MURRU
virginia murru
Gli abusi e le irregolarità messi in atto dagli istituti di credito, non si limitano alle truffe nell’ambito dei bond subordinati, fatti passare come titoli ad alto rendimento, e addirittura più sicuri degli altri, com’è capitato di recente nella truffa ai danni dei risparmiatori da parte di Banca Etruria, e delle altre banche finite in default.
Le strategie di raggiro si avvalgono anche di clausole inserite nei contratti, che sono nettamente a sfavore del risparmiatore, o dell’impresa, che si rivolgono all’istituto di credito, per ottenere le condizioni d’investimento più favorevoli sul mercato. O finanziamenti con tassi ragionevoli. E invece, non di rado, si scopre, quando magari è già tardi, che tutto è stato fatto tranne che l’interesse di chi si è affidato con fiducia alla banca.
Le Associazioni dei consumatori, da anni, denunciano le irregolarità messe in atto dalle banche a danno dei propri clienti, contando sull’impunità e immunità, e dunque sul fatto che essi non si avvedano dell’abuso, e il tutto passi in sordina, senza fare rumore. Ma ormai da tempo, visti gli scandali nei quali sono state coinvolte diverse banche, e gli allarmi a tutti i livelli denunciati anche dagli organi d’informazione, gli occhi degli investitori, siano essi privati o imprese, sono più aperti sulle possibili implicazioni derivanti da scelte sbagliate. Per i piccoli risparmiatori, comunque, che sono a digiuno delle tecniche e delle competenze necessarie a difendersi non avendo strumenti idonei a comprendere le vie complesse (e a volte oscure) percorse dai propri risparmi, diventa più difficile scoprire le magagne e salvarsi in tempo.
Gli abusi possono rientrare nell’ambito dell’indeterminatezza, illiceità sulla commissione di massimo scoperto, anatocismo (ossia il fatto che gli interessi già scaduti – cioè maturati – e non pagati, diventino bene capitale e come tali siano suscettibili di produrre interesse a loro volta), usura.
Sui cosiddetti ‘tassi di usura’, o sulla soglia di usura, è necessario essere informati, dato che rappresentano il limite massimo che la banca può applicare ai finanziamenti erogati ai clienti, sia privati che aziende. Il limite massimo di questi tassi viene calcolato dal Ministero dell’Economia e Finanze, partendo dai tassi medi d’interesse praticati dal mercato, e soggetti ad aggiornamento trimestrale.
Si applicano ai mutui, ai prestiti personali o finalizzati, ai leasing, carte revolving, agli scoperti dei conti, finanziamenti con acquisti a rate. Si tratta della “rilevazione dei tassi effettivi globali medi, ai sensi della legge sull’usura”.
E tuttavia il termometro che segna senza ombra di dubbio, la tendenza degli istituti di credito a praticare irregolarità ai danni dei clienti, è il numero di procedimenti in corso nei tribunali, i quali, secondo i dati divulgati dal Ministero della Giustizia, nel volgere di circa tre anni, sarebbero aumentati vertiginosamente, quasi raddoppiati. Le denunce più ricorrenti riguardano proprio i tassi usurari. Alla fine del contenzioso, finisce che il risparmiatore danneggiato ha la meglio nella maggior parte dei casi, date le prove schiaccianti prodotte nel corso del procedimento a carico della banca chiamata in causa.
I Reclami e gli esposti rivolti alla Banca d’Italia, sono diverse migliaia l’anno, sempre perché l’istituto di credito contravviene ai parametri nell’applicazione dei tassi, sconfinando proprio nell’usura. Ma il fenomeno si spinge anche oltre, dato che purtroppo, viene fatta passare come lecita la clausola sibillina introdotta dalla banca nei contratti di finanziamento, nella quale si fa riferimento al fatto che, in caso di contestazioni, la banca non riconoscerà le ragioni del cliente, ma per evitare i disagi di un procedimento penale, si provvederà a liquidare l’importo dovuto..
Anche in casi del genere – considerato che il cliente, essendo la parte più fragile di questo ‘contendere’, non ha interesse a mettersi nei guai – quando si lamenta, significa che le sue ragioni sono forti e dimostrabili; pertanto, le contestazioni a carico dell’istituto di credito, si concludono quasi sempre con il risarcimento in favore del cliente. Resta, tuttavia, un sistema di regolamenti subdoli, certo non trasparenti, istituiti a regola d’arte per chi non ha le competenze necessarie a districarsi in questi meandri, dove le conoscenze tecniche sono la base migliore di difesa nei rapporti con la banca.
Dopo gli anni duri della recessione, la crisi è entrata nella spina dorsale del comparto bancario, ne ha scosso fortemente le fondamenta, e gli istituti, per salvarsi dallo spettro del default, ne hanno escogitate di tutti i colori, pur di farsi largo nella giungla del credito. Per tutelare i risparmiatori, sono sorte delle aziende specializzate nell’assistenza ai clienti, soprattutto di coloro che si ritengono truffati. Queste aziende, che dovrebbero essere un tramite e un riferimento importante per chi ha l’onere di dimostrare le irregolarità, e quindi mettere in atto una rivendicazione nei confronti della banca, sono aumentate a dismisura negli ultimi anni; attualmente ne esistono un paio di centinaia.
Ma consultarle diventa molto dispendioso, perché le loro parcelle vanno oltre le diecimila Euro a perizia.. Adusbef, l’Associazione dei consumatori e degli utenti bancari, non le vede come sostegno dei risparmiatori danneggiati, ma come un ulteriore nodo, che non rende districabile la già complessa dinamica legata alle irregolarità e ai conseguenti procedimenti.
Ogni tre mesi, come si è detto, il Ministero dell’Economia e Finanze, definisce il tasso soglia, e se viene superato dalla banca, significa che si sconfina proprio nella logica del prestito usurario. Ci si riferisce anche alla legge 108 del 1996, ma, sempre secondo Adusbef, le sentenze sui più svariati casi d’irregolarità, non provengono da regole univoche e riferimenti legislativi coerenti, ed è per questo che sarebbe necessario intervenire con norme più chiare.
Nemmeno le procure, secondo Adusbef, hanno le competenze idonee a dirimere le controversie in un campo così delicato. Si citano le direttive della Banca d’Italia, che comunque non hanno valore di norma giuridica, e non di rado, entrano in rotta di collisione con la sua stessa attività. Difficile capire, quando i casi di abuso sono in continuo aumento, e una disciplina più seria diventa ormai indispensabile.
Si tratta di un fenomeno che ha riguardato centinaia di migliaia di persone negli ultimi anni, ad affermarlo non è l’Istat, ma un sociologo, che ha dedicato anni e anni di studi all’usura, il prof. Maurizio Fiasco. Secondo gli studi del sociologo, oltre la metà dei contenziosi riguarda il mondo della piccola e media industria, artigianato, settore delle costruzioni, agricoltura. Una buona fetta del mondo produttivo, dunque, che non si dovrebbe sfiorare, vista l’importanza che riveste nell’economia del paese; ma anche in questi casi, le banche si comportano proprio come aquile, chiedendo scusa a questi innocenti rapaci, ovviamente..
foto di Virginia Murru.
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