DI CLAUDIA BALDINI

claudia baldini

Giorgio Albertazzi non si è mai pentito, ma è stato un fascista repubblichino.  Era un ufficiale, non era un ragazzo affascinato dal richiamo della Patria Nera. Ha comandato un plotone di esecuzione, ha torturato e ucciso due partigiani. Lui non ha voluto stare dalla parte della libertà. Si è impegnato per eliminare chi era contro la sua ideologia. Quale eroe, quale grande italiano?
Non seppellite con onori che non siano quelli del suo talento del dire un repubblichino. Ricordate Cesare Pavese, citato stamane in una intervista a Dario Fo su Il Fatto Quotidiano. Anarchici , voglia di libertà , ma lui non ha mai rivisto la sua posizione, e in realtà i partigiani li ha sempre odiati.  Lasciamo il talento, togliamo l’eroe. Gli eroi sono coloro che lottano per i diritti di tutti. E in mezzo a tutti.
Io ne riconosco tre : Don Andrea Gallo, Don Luigi Ciotti e Gino Strada. Nel Paese di oggi sono questi il faro a cui direi ad ogni giovane di volgersi a guardare. E ad un giovane che cercasse un esempio italiano, nei tempi moderni di politica sostenibile  suggerirei ancora Gramsci nella sua integrità di pensiero e Berlinguer nella sua ostinazione a porre al centro la Questione morale.
I morti sono tutti uguali nella pietà e compassione. Ma non lasciano tutti lo stesso vuoto, quel crampo allo stomaco che ti fa sentire un po’ più solo nel vivere, come Don Andrea o Berlinguer. O anche il vuoto non mai riempito da nessuno di Pier Paolo Pasolini. Un vuoto del pensiero che genera le azioni giuste.
E capitemi bene, ascolto volentieri Albertazzi attore, ma ogni volta lo ripenso ad uccidere un partigiano. Lo so è quel mio maledetto vizio di non perdonare i fascisti.
Quello che sapevo l’ ho sempre detto, non l’ ho mai nascosto. Io Albertazzi in camicia nera l’ ho visto bene“,  racconta Giancarlo Bartolucci, segretario della scuola media IV Novembre di Arezzo. “Nel 1944 avevo tredici anni. La mia famiglia si era rifugiata nella zona di Sestino. Quel giorno ero in paese, insieme a mio zio Umberto che è morto due anni fa. Vidi passare un ragazzo in mezzo a un gruppetto di fascisti. Aveva la camicia aperta, i capelli rasati. Dietro il gruppo c’ era il sottotenente Albertazzi in camicia nera e stivali. Mi nascosi mentre entravano nel cimitero prosegue, dopo poco uscì don Pasquale Renzi e attraverso il cancello vidi tutta la scena. L’ unico che era vestito da ufficiale si mise al comando del plotone d’ esecuzione. Poi prese la pistola e sparò un colpo alla nuca del giovane, il colpo di grazia. Era Albertazzi. Sono 45 anni che lo dico. Non l’ ho mai dimenticato. Quel giovane, Ferruccio Manini, era un ex repubblichino passato nelle file dei partigiani. E lo conoscevamo tutti”. E tutto il Paese lo dice. Memoria trasmessa. Tanti giovani di allora avevano aderito al richiamo di Salò, molti per opportunismo, ma non imbracciarono mai un fucile, non torturarono (Dario Fo, Walter Chiari eccetera). Cambia il giudizio quando uccidi.
Riposa in pace attore Albertazzi .Ma la memoria va conservata. Se non fosse stato per un colpo di fortuna legato allo sport che praticava, quest’uomo, fotografato davanti alla fossa che gli hanno fatto scavare perchè aveva rifiutato la divisa fascista, sarebbe stato ucciso. Dopo che era stato torturato. Si vede male , ma chi ha conosciuto mio padre può riconoscerlo.
foto di Claudia Baldini.
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