DI IRENE GIRONI CARNEVALE

irene gironi carnevale

“Restiamo umani” diceva Vittorio Arrigoni. Evidentemente aveva capito prima di noi che era necessario ribadirlo, ricordarlo altrimenti possiamo dimenticare di appartenere al genere umano che dovrebbe differenziarsi dal genere animale perché dotato di intelligenza e sensibilità superiori. Invece penso che ormai questo senso di umanità si sia completamente smarrito e lo riscontro nei grandi e piccoli eventi che ogni giorno riempiono le cronache.
Centinaia di migranti sono finiti ancora una volta in fondo al mare, uomini, donne, bambini circondati dal nulla delle grandi istituzioni, i tavoli di discussione, i summit, le parole inutili hanno contribuito a ucciderli. Tra i superstiti bambini orfani, ragazzine violentate e rese incinte dalla violenza, frustate, torture, l’intero catalogo delle aberrazioni che nulla hanno di umano se non una devianza mentale e morale.
Una ragazza di 22 anni è stata inseguita, strangolata e data alle fiamme dal suo ex fidanzato nella città di Roma, la nostra capitale. Ha cercato di chiedere aiuto agli automobilisti che passavano, nessuno si è fermato e l’indifferenza dei passanti l’ha condannata a morte. Quella ragazza poteva essere, anzi era NOSTRA FIGLIA così come lo è la ragazzina sbarcata violentata e incinta. Sono due facce della stessa medaglia, dell’indifferenza, del senso di pieatas che ci ha abbandonati facendoci rinchiudere nei nostri squallidi microcosmi di interessi personali dove non c’è più posto per guardare ad un palmo dal nostro naso e tendere la mano a chi sta peggio di noi.
E in un certo qual modo stupisce che proprio in un periodo di crisi, quando gli ultimi sono aumentati in maniera esponenziale, quando ci si accorge che “prima” è un tempo lontanissimo nel quale ci era consentito qualche piccolo lusso che adesso non c’è più, quando ancora c’era spazio per un desiderio da appagare, proprio adesso che le file dei derelitti nostrani e stranieri si sono ingrossate a dismisura senza che chi può e deve faccia nulla, non abbiamo più un comune sentire e la parola “solidarietà” non ha più significato.
Questa è la notte della nostra umanità, il punto più basso che io ricordi e che mi provoca un senso di profondo disagio e di vergogna, di non riconoscimento dei miei simili. Pensavamo di aver visto tutto con l’Olocausto, le bombe di Hiroshima, i gulag, i massacri in Africa e invece la memoria cortissima e la velocità di adattamento a stili di vita malati ha cancellato tutto.
Restiamo umani, se siamo ancora in tempo e se umanità è una parola che ha ancora un senso.

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