DI UMBERTO SINISCALCHI
umberto sammarini
Inutile nasconderlo: Fino alla notte di S Siro pensavi a lui e la prima cosa che ti veniva in mente era la testata rifilata a Materazzi dieci anni prima. Fu la triste fine della sua carriera e per il l’Italia una forte spinta al quarto mondiale.
Oggi Zizou si gode il trionfo del suo Real e non fa caso alle critiche che gli erano piovute da ogni dove. Allenatore improvvisato, il solito raccomandato, un fallito ancor prima di cominciare. Ma Zinedine Zidane, fiero e cocciuto, e’ andato avanti per la sua strada. Ha sempre creduto in se stesso.
Come quando era ragazzino, figlio di Smail e Malika, algerini originari della Cabilia. Marsiglia, dove e’ nato, e’ citta’ ancora piu’ multietnica di Parigi. Smail lavora nei cantieri “Seine Saint Denis”, due ragazzi cercano riscatto col calcio. Ma papa’ Smail impedisce a Noureddine di proseguire (prometteva come centrocampista nel S Etienne) e Zinedine, tra una rissa in strada e l’altra, prova con il Cannes. E’ bravo, suo padre non puo’ dirgli di no. Il fratello gli restera’ accanto. Come procuratore, portavoce, uomo di fiducia, amico del cuore, factotum. Ancora adesso.
Zizou passa al Bordeaux. E’ un dieci classico. Non segna tanto ma ne fa fare tanti. Intanto conosce e sposa Veronique e la sua fama valica i confini d’Oltralpe. Ha 23 anni e approda alla Juve, alla corte di Marcello Lippi.
Si capisce subito che e’ un tipo che parla poco e rende tanto. Il primo anno, scudetto e coppa Intercontinentale. I tifosi lo adorano. Lui li ripaga con grandi giocate ma anche con reazioni folli. Piu’ di una volta “passeggia” letteralmente su un avversario. Non si possono dimenticare le proprie origini e il seme della violenza servita per difenderti dalla xenofobia marsigliese.
La carriera in Italia prosegue. Con la Juve Zidane vince un altro scudetto ma perde due finali di Champions. In patria e’ un eroe. E’ capitano dei bleus che vincono il mondiale del ’98 e l’Europeo del 2000 (ve lo ricordate? Il primo e l’ultimo con il golden goal). Suo il pallone d’oro nel ’98.
Alla Juve, invece, l’idillio e’ finito. Moggi e Giraudo, con l’avallo degli Agnelli, fanno il colpo della loro vita vendendolo al Real per 150 miliardi di lire del 2001. Molto piu’ di 75 milioni di euro.
Zizou fa le valigie e si traferisce con la famiglia a Madrid. Mai una parola di troppo, un’intervista eclatante. Lascia che le sue magie parlino per lui.
Cosi’, tra una serpentina ubriacante, una punizione imprendibile ed assist al bacio, passa altri cinque anni da giocatore vince una Liga, una Champions e un’Intercontinentale. Trova la sua seconda patria.
Decide di chiudere la carriera coi mondiali in Germania. Tutto alla grande fino alla finale. Dove porta in vantaggio la sua Nazionale e alla fine perde la testa, dandola addosso a Materazzi che, va detto, lo provoca per tutta la partita. Espulso, non potra’ tirare i rigori. Meglio per l’Italia.
Non voglio parlare” dell’accaduto” ribadira’ spesso Zidane. Che pero’ non nega di essere stato provocato. Fiero, non accettera’ le scuse del nostro difensore.
Prima sceglie di dedicarsi alla famiglia. Poi accetta di allenare i giovani del Real fino ad arrivare alla panchina della squadra b dei blancos. Fara’ esordire suo figlio Enzo, come lui promettente centrocampista.
Finche’ si arriva alla scorsa stagione. Il Real deve rinascere dal disastro Benitez e si affida a Zizou. Puntuali, i detrattori si scagliano contro di lui al grido di “basta allenatori improvvisati“. In Italia ne sappiamo qualcosa. Un nome? Filippo Inzaghi. Zidane non dice una parola, si rimbocca le maniche e lavora. Sfiora lo scudetto, arriva in finale di Champions.
E’ storia di sabato sera, mai visto Zizou cosi’ esagitato neanche in campo. Dev’essergli passata davanti tutta la sua vita durante quei 120 minuti con la lotteria dei rigori. Un dribbling per sfuggire alla poverta’ e al razzismo.
Piangeva come un bambino quando i suoi giocatori lo hanno porto i trionfo, lui e la coppa dalle grandi orecchie. Poi, dichiarazioni misurate, di elogio ai suoi e di rispetto verso gli avversari. Perche’ Zidane e’ cosi’. In prima fila quando c’e’ da lottare. Sempre un passo indietro quando c’e’ da prendersi i meriti. Tanto le cifre parlano per lui: 151 partite e 24 goal nella Juve, 155 e 57 nel Real, 108 e 31 goal in nazionale. E ora anche allenatore vincente. Corri Zizou, corri.
Zinedine Zidane
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