DI SILVIA GIROTTI
silvia girotti
Il lavoro flessibile, ossia la possibilità per un dipendente di lavorare da casa o in un co-working, arrivato in Barilla nel 2013, sarà portato da 4 a 8 giorni al mese.
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L’obiettivo, riferisce il colosso della pasta, è quello di offrire al personale impiegatizio “entro il 2020 la possibilità di lavorare nella modalità smart-working per il 100% del proprio tempo lavorativo”. La notizia è stata accolta più che positivamente dagli 8 mila dipendenti dislocati nelle 29 sedi in tutto il mondo. E ciò non può che rendere felice il management che già dai prossimi mesi, con gli 8 giorni di smart-working, stima un risparmio di circa 2.136 euro per ogni impiegato, aumentando il valore sociale dell’impresa. Più tempo per i dipendenti, meno emissioni in atmosfera. Ad inquinare meno non sarà solo Barilla che ridurrà la produzione di CO2 di 665 kg, ma gli stessi dipendenti che, non andando in ufficio, si asterranno dall’uso di moto e autoveicoli.
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In Italia, la diffusione del modello di lavoro flessibile è a livelli molto bassi. Un ritardo imputabile in buona parte alla composizione del tessuto produttivo fatto per il 90% di piccole imprese, non sempre inclini all’innovazione tecnologica. A ciò si aggiunge il timore, che alcuni avvertono, di perdere il contatto fisico con i colleghi o la possibilità di evadere dall’ambiente familiare.
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Eppure dallo smart-working avremmo tutti da guadagnare, a cominciare dal dipendente, libero di gestire meglio il proprio tempo. Quanto risparmierebbe una famiglia, non ricorrendo più a tate, badanti e dog-sitter? La socializzazione, anziché in azienda, avverrebbe magari al parco o all’uscita della scuola o ancora al supermercato, riscoprendo il gusto di una sana chiacchierata col vicino o col negoziante sotto casa. Sane abitudini relegate ormai nell’archivio dei ricordi. Meno inquinamento, meno caos, più vivibilità, maggiore risparmio da reinvestire in innovazione per le aziende e soprattutto meno stress per tutti.
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Un trend quello dello smart-working destinato a crescere, come confermano le ricerche condotte dall’Osservatorio istituito presso il Politecnico di Milano, secondo cui il capoluogo lombardo diventerà nei prossimi anni un polo innovativo nel settore che vedrà crescere il numero degli spazi destinati al co-working. Per ora, sottolinea, “ è diffuso soprattutto tra le aziende dell’alimentare e dell’Ict”.
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A rendere possibile il lavoro ovunque e in qualsiasi momento sono le tecnologie digitali, vera scommessa della Terza Rivoluzione Industriale che nel nostro Paese sembra stenti ancora a decollare. Quelle maggiormente utilizzate supportano l’accesso all’informazione, la socialità, lo scambio, consentendo già di lavorare in modo efficace all’esterno della sede aziendale, riducendo il senso di isolamento e abbattendo tempi e costi di spostamento.
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Mobile business apps, cloud, virtual desktop infrastructure sono solo esempi di soluzioni che rendono possibile e competitiva la sfida del futuro, ma per sfruttarne la potenzialità occorre da un lato diffondere una vera cultura digitale, dall’altro implementare banda larga e Wi-Fi. Smart e co-working porteranno inevitabilmente a ripensare il modello organizzativo dell’impresa che dovrà mettere da parte l’obsoleta verticalità, favorendo una gestione orizzontale, basata sulla responsabilizzazione del dipendente sempre più portato ad operare in autonomia. Sarà dunque importante orientarsi verso una gestione equilibrata del proprio tempo, stando attenti al proprio work-life balance.
L’impatto sulla produttività delle aziende che adotteranno flessibilità nel lavoro è sicuramente positivo. Le stime parlano di una possibilità effettiva di crescita pari al 20%.
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Ad adottarlo già, oltre a Barilla, sono diversi colossi aziendali tra cui LiveOps, Teletech, Amazon, Sutherland, Global, United Health Group, Dell, IBM, Tetra Pak, Nestlè, Humana, Star e Microsoft Italia che ha da poco festeggiato dieci anni di avvio del progetto. Per chi volesse approfondire il sito Flexjobs ha stilato una classifica abbastanza dettagliata.
Il 28 gennaio scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge dedicato allo smart-working. Chissà se anche i dipendenti della Pubblica Amministrazione potranno iniziare presto a saggiarne i benefici.

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