DI LOREDANA LIPPERINI

loredana lipperini

Volevo scrivere, fino a ieri notte, di ragazze e ragazzi, e in parte lo farò comunque. Ragazze e ragazzi che ho incontrato sabato, alla Scuola Holden, per la presentazione dei loro progetti. Molti li avevo conosciuti durante le lezioni di quest’anno sulla letteratura fantastica, altri li ho scoperti due giorni fa: lei che si avvolge nella bandiera irlandese mentre racconta la sua storia di indagine e tormenti, lui che sa tutto sulle compagnie di bandiera, lei che piange, nel ricordo del padre, mentre spiega le sue illustrazioni di mostri gentili, loro che hanno scritto un lungometraggio su Maria Soledad Rosas (la Sole che morì poco dopo il suo Baleno), o immaginano un horror dove il bene non sta da una parte sola, lei che ritraduce It e racconta il perché, lui che immagina una storia sulle anguille, lei che progetta collane di racconti brevi.
La notte di sabato, dopo il ritorno, sono andata alla mostra fotografica di mia figlia e naturalmente ho guardato con gli occhi della madre ma non solo: perché anche in quel caso ho respirato la stessa energia, la stessa voglia di inventare (non di arrivare e rifulgere, ma di inventare, che è cosa diversa), anche contrapponendosi a strade prevedibili.
Dunque, come brevemente spiegavo ieri su Facebook, sarei anche un po’ stanca della narrazione che riguarda i giovani in figura di adolescenti o post adolescenti svogliati, disillusi, tutti social e chat, un po’ grigi e ah, quanto eravamo fulgidi noi che-abbiamo-fatto-il-settantasette. Non è così, ogni giovinezza è fulgida, con la differenza che la nostra generazione è particolarmente invasiva, e prova ad appropriarsi della giovinezza altrui, sottraendole le scoperte, annientandone l’entusiasmo.
Dunque di nuovo, ho scritto di ragazze e ragazzi, come pensavo.
Ma c’è una cosa che stamattina mi fa male. Non molto lontano dal luogo dove si teneva la mostra fotografica, un’altra ragazza, 22 anni, un bel po’ di sogni e di concretezza anche, è morta ammazzata e bruciata. Si chiamava Sara.  Aveva mandato un messaggio alla madre, sto arrivando, come fanno le figlie che conoscono l’ansia delle madri. Non è mai arrivata. Mentre scrivo, non sappiamo se davvero sia stato, ancora, l’ex fidanzato appena abbandonato. Se così fosse, sarà difficile per me  essere tollerante con tutti coloro che su ogni luogo della rete scrivono che il femminicidio non esiste, e che le donne (specie la loro exche pretende gli alimenti e centellina le visite ai figli) sono tutte furbe, e inventano violenza dove non c’è. Se così fosse, alla tristezza per i sogni che questa ragazza non realizzerà, si unirà la rabbia. Per tutti coloro che negano, colti opinionisti o lividi commentatori da social. E negando fanno sì che una cultura dell’odio cresca, e qualcuno continua persino a chiamarla amore.

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