DI RITA A: CUGOLA

rita a. cugola

Fuggono da guerre, povertà, abusi. Vogliono continuare a inseguire ideali di rivalsa e riscatto. Sperano di poter ricominciare a vivere in un contesto sociale senz’altro diverso da quello originario, ma sicuramente carico di attrattive e promesse. E poco importa ciò che dovranno ancora affrontare e subire in attesa di raggiungere l’obiettivo prefissato: la speranza indomita è un’ottima compagna di avventura.
Del resto, non hanno molte alternative a disposizione: spesso le scelte individuali si riducono a convergere sulla tragica dicotomia salvezza-annientamento. Fisico o psicologico, la differenza è irrilevante: talvolta un’esistenza basata sulla negazione della stessa dignità umana risulta decisamente peggiore della morte.  Quando terrore, disperazione, sofferenza raggiungono i massimi livelli di sopportazione (e la passività dettata dalla rassegnazione non riesce a prevalere), ogni ipotetico miraggio si trasforma automaticamente in un’opportunità, diventa un valido incentivo a una lotta finalizzata alla mera sopravvivenza.
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Nessuna aspettativa concreta, a eccezione della vita. L’unico vero tesoro da custodire gelosamente. Per se stessi e le generazioni a venire. Non hanno rimpianti, ma d’altronde da troppo tempo i ricordi hanno smesso di affiorare alla mente. Partono pervasi  dall’ottimismo con l’unico bagaglio che possiedono: la determinazione. Sanno perfettamente che  potrebbero non giungere mai a destinazione, ma il canto di un futuro promettente e carico di prospettive migliori è irresistibile.
Una  seduzione  condivisa dalle migliaia di profughi (203.981 dallo scorso gennaio) prevalentemente siriani  (49%), ma anche afghani (26%), iracheni (16%), pakistani (4%), iraniani (3%) e originari dell’Africa sub-sahariana (circa 46.714 nel complesso) che  – complice l’accordo siglato il 20 marzo scorso tra l’Ue e il governo di Ankara (6 miliardi di euro in cambio di un blocco alle partenze dalle coste turche),  le operazioni condotte della Nato nel mare Egeo nonché la preclusione della rotta balcanica – si riversano nel continente europeo attraverso le acque mediterranee.
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Una traversata insidiosa che nell’ambito delle 2510 registrate nel 2016 (di cui 880 solo nell’ultima settimana) ha già causato 2119 vittime, inghiottite dai flutti insieme a quei sogni a lungo accarezzati. Molti i bambini (oltre 40), ai quali il fato ha negato persino il diritto di diventare adulti.
In confronto al 2015 con 1855 decessi, quello in corso si sta rivelando un anno particolarmente letale“, ha commentato William Splinder, portavoce dell’United Nations High Commission for Refugees (Uhncr). A causa principalmente di scafisti privi di scrupoli, che pur di accrescere gli introiti derivanti dal traffico di esseri umani (anche tremila euro a persona) non esitano a stipare oltremisura i relitti pronti a salpare dalla Libia.
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Molto tempo fa, prima dell’emergenza, abbiamo deciso un approccio globale e stiamo monitorando con estrema attenzione la rotta del Mediterraneo centrale“, ha precisato il rappresentante della Commissione europea Margaritis Schinas. “Inoltre la missione navale Triton di Frontex  sembrerebbe incline a incrementare ulteriormente gli sforzi, se necessario“.
D’altro canto, l’ipotesi relativa alla riallocazione dei migranti  nel territorio europeo si è rivelata fallimentare. A fronte dei 106mila previsti nel biennio 2015-2017, solo 1718 (674 dall’Italia e 1.o44 dalla Grecia) hanno trovato rifugio nei 24 paesi che hanno predisposto solamente 7820 accoglienze sulle 160mila stimate inizialmente.  Crisi finanziaria, problematiche interne legate a disoccupazione e  criminalità,  estremismo politico: fattori ritenuti più che sufficienti a inficiare qualsiasi tentativo di integrazione da parte dei singoli governi.
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Una circostanza che ha indotto la Commissione a varare provvedimenti atti a scongiurare flussi migratori incontrollati. Entro il prossimo novembre verrà intanto creato il fondo fiduciario Ue-Africa (del valore di 1,8 miliardi di euro) ispirato all’Efsi (European fund for strategic investments),  che in aggiunta ad asset comunitari e quote elargite dalla Bei (Banca europea per gli investimenti) potrebbe avvalersi anche di sovvenzioni private e garanzie creditizie.
Una strategia volta sostanzialmente a favorire lo sviluppo economico nelle regioni di provenienza dei disperati: “Sarà un piano ambizioso che conterrà forme innovative di finanziamento“, ha puntualizzato un funzionario.
Ma la burocrazia degli oligarchi resta largamente estranea alla moltitudine umana che incurante dei rischi e disagi connessi all’esodo non smettono di sfidare la sorte, sovente a beneficio di organizzazioni pseudo-umanitarie di dubbia liceità.

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