DI DANIELE GARBO
daniele garbo
Portieri: Buffon, Marchetti, Sirigu
Difensori: Barzagli, Bonucci, Chiellini, Darmian, De Sciglio, Ogbonna
Centrocampisti: Bernardeschi, Candreva, De Rossi, El Shaarawy, Florenzi, Giaccherini, Parolo, Sturaro, Thiago Motta
Attaccanti: Eder, Immobile, Insigne, Pellè, Zaza
Eccoli dunque i nomi dei 23 azzurri ai quali spetterà l’arduo compito di tenere alto l’onore del calcio italiano agli Europei di Francia 2016. Confermate le anticipazioni delle ultime ore e nessuna sorpresa. Come sempre in questi casi, ci sarà chi recrimina, chi avrebbe voluto vedere un giocatore anziché un altro, chi accuserà il CT di aver deciso col cuore bianconero.
Si può discutere sull’opportunità di convocare De Sciglio, che nel Milan ha collezionato appena 22 presenze e ha avuto qualche problema fisico. Oppure se non sarebbe stato meglio portarsi Jorginho, protagonista di un’ottima stagione a Napoli. Considerata la carenza di qualità a centrocampo, l’italo-brasiliano sarebbe stato l’unico a garantirne un po’.
Ma possiamo assicurare che Conte non ha lasciato a casa né Maradona, né Baggio nè tantomeno Messi. La realtà è che questa nazionale è la più modesta degli ultimi 40 anni. O forse la più modesta di sempre.
Conte si affida alla difesa della Juventus e al suo modulo preferito, il 3-5-2, contando di fare densità in mezzo al campo per mascherare gli evidenti limiti tecnici. Ma è un’impresa disperata. Anche perchè non abbiamo attaccanti in grado di fare la differenza quando (e se) la partita sarà equilibrata.
Partiamo dunque per la Francia con poche ambizioni, se non quella di superare il girone eliminatorio, cosa tutt’altro che scontata. Difficile guardare oltre gli ottavi, già i quarti sarebbero un miracolo. Anche se storicamente noi italiani ci esaltiamo nelle difficoltà.
Questa povera Italia è l’espressione perfetta di un calcio in crisi di talenti e di organizzazione, in mano a una Federazione debole e a una Lega che pensa solo agli interessi dei club. Conte lo ha capito da tempo e anche per questo toglierà il disturbo al termine dell’avventura europea per andare ad allenare il Chelsea.
Ma questa nazionale è in fondo anche l’espressione di un Paese che fatica a stare al passo col mondo. E questo è molto più preoccupante della crisi del calcio italiano.
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