DI VIRGINIA MURRU
virginia murru
Il governo Renzi, affamato di risorse, e un debito pubblico con i suoi abissi, che è come fiato sul collo, ha deciso di riprendersi gli 80 Euro di bonus da una consistente parte di lavoratori dipendenti e assimilati, che lo avrebbero indebitamente ricevuto.
Le ragioni, o i pretesti, dipende dai punti di osservazione, sono nei parametri di reddito di questi lavoratori dipendenti, che sono sanciti dal Decreto Legge n. 66/2014 (Art. 1 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 2014), e che non rientrerebbero nei criteri stabiliti, pertanto dovranno restituirli, in un’unica soluzione. Una manovra controversa, nonostante gli appigli al decreto che ha posto in essere i bonus, difficile da accettare; più o meno sarebbe come ritrovarsi un ‘regalo’ dietro la porta, e il giorno dopo una cambiale nella cassetta delle lettere.
Con atti di questo genere, pur tenendo conto delle emergenze economiche, non si dimostra serietà, sono anzi misure scellerate, perché si è agito attraverso il decreto con principi apprezzabili sul piano sociale, ma sconsideratamente, perché si è portata avanti questa iniziativa senza tenere presenti i conti dello stato, che nel 2014, emanavano ancora i fumi neri di una recessione appena messa dietro la porta.
Non c’erano le condizioni per manovre di questo tipo, decisamente; è stata una scelta irresponsabile, cieca, eravamo peraltro sorvegliati a vista dalla Commissione europea, proprio per via delle incoerenze con il PSC. Ma perché complicare una situazione finanziaria già in pieno dissesto? Beh, le opposizioni le risposte le hanno. Per esempio il Vice Presidente della Camera Simone Baldelli, di Forza Italia, autore di alcune interrogazioni parlamentari, proprio su questo punto, diventato ormai scottante. Baldelli dichiara: “Vorrei che il governo rispondesse. Il dato è inquietante e misura del pressapochismo con il quale si muove Renzi“. Mentre in un commento apparso sui social, non risparmia l’ironia e scrive:
“Si tratta di un incredibile boomerang politico, per un governo che, in modo borioso e spregiudicato, ha pensato di poter facilmente guadagnare consenso dando soldi con una mano per poi toglierli con l’altra”
I lavoratori dipendenti e assimilati, interessati al nuovo provvedimento, sono circa un milione e mezzo, e sono indignati di fronte a questo boccone amaro, che loro malgrado dovranno metabolizzare. Intanto, il governo Renzi, è diventato un tiro al bersaglio per le opposizioni, che hanno minacciato di rivoltarsi davanti ad una misura a dir poco iniqua.
Iniqua già in partenza, dato che del bonus ne hanno beneficiato i lavoratori dipendenti con un reddito compreso tra gli 8000 e i 24.000 Euro lordi, e, riproporzionato, ai redditi superiori ai 24.000, ma inferiori alle 26.000. Coloro i quali hanno percepito, a partire dal 2014, un reddito inferiore agli 8.000 euro – che poi corrisponde alla fascia di reddito dei cosiddetti ‘incapienti’ – ne sono stati esclusi. Le ragioni non sono molto chiare, dato che le attenzioni del governo, secondo una logica di giustizia sociale, avrebbero dovuto essere rivolte proprio a questa categoria svantaggiata di lavoratori. Il bonus è entrato nelle buste paga dei lavoratori aventi diritto, in forma di detrazione Irpef, ed è proprio l’erario, tramite l’Agenzia delle Entrate, ad averne esatto la restituzione, da parte di coloro che ne avrebbero usufruito indebitamente.
E così, la misura, da nobile (ma è meglio non scandagliare sui reali intenti che l’hanno determinata..), è diventata ignobile, per chi si vede portare via un diritto che non ha chiesto, e in maniera così ingiusta, visto che se ne chiede la restituzione in un’unica soluzione, sottoponendo le famiglie ad un salasso veramente deleterio. Da intervento diretto a chiedere consensi, si è trasformato in impopolare, ottenendo l’effetto contrario. Prima dell’attuazione del decreto, erano in vista le elezioni europee (2014), ora le conseguenze di questa marcia indietro, non saranno un balsamo per la credibilità del governo alle prossime elezioni politiche del 2018, salvo “incidenti di percorso” che potrebbero anticiparle.
Questi lavoratori beffati, potrebbero non avere una memoria corta; certi sberleffi della politica, quando passano sulla propria pelle, contano dentro una cabina elettorale. E non servono a tanto neppure le scuse del premier, queste mosse sono frutto di scelte malaccorte, dettate da impulsi che vanno oltre il vaglio delle ripercussioni. Un governo serio, deve sapere interpretare i tempi, non può prescindere dalle conseguenze dei propri atti, quando ci sono voragini dentro i conti pubblici.
E si capisce che le promesse fatte a Bruxelles, ora devono essere mantenute, dopo che ci siamo inginocchiati davanti alla Commissione europea per anni, chiedendo flessibilità sul deficit. Queste, in definitiva, sono misure che rischiano di compromettere anche tutti gli sforzi compiuti dai vari Ministeri impegnati a strappare un numero in più, oltre la virgola al Pil, per esibirlo come segno di crescita e ripresa. Prima delle Istituzioni europee, è necessario convincere con sani argomenti l’opinione pubblica, la gente, che si aspetta riferimenti e orientamenti precisi da chi la governa, non dilettantismo, come giustamente fanno osservare le opposizioni.
La fiducia è necessario conquistarsela; anche le misure impopolari, talvolta, possono rientrare in un ‘esame di merito’ di un governo, quando non ha altre vie da percorrere, ma devono convincere per ponderazione e senso di equilibrio.
Saranno esattamente 1,4 milioni di lavoratori, a dovere restituire il beneficio ottenuto dal governo nel 2015, ed è stato per primo il quotidiano ‘La Nazione’, a divulgare i dettagli di questo provvedimento del governo, e a scatenare un tumulto di critiche, inevitabili. Un lavoratore su 8, tra quelli che hanno usufruito della detrazione in busta paga, dovrà riportare nelle casse dell’erario i bonus ricevuti, per le ragioni già spiegate, ossia perché, per varie ragioni, ha superato la soglia di reddito prevista dal decreto, e pertanto non rientrava più nei parametri stabiliti.
Ciò che urta di più, è la pretesa da parte del governo, della restituzione in un’unica soluzione. Come dire: ‘avete problemi? Risolveteveli!’ E intanto non si capisce come si laveranno queste mani da Pilato. Tramite i Ministeri di Economia e Finanza, e del Tesoro, si tiene a sottolineare che, il numero di lavoratori ‘incapienti’ (ossia con un livello di reddito inferiore agli 8.000 euro), i quali negli ultimi due anni hanno mangiato qualche pezzo di pane in più, superando la soglia, e dovranno dunque provvedere a restituire il bonus, sono un numero molto limitato. Rispetto al rigore della misura, diventa un dettaglio proprio poco confortante, quasi ininfluente, si potrebbe dire.
Intanto i conti sono ancora aperti, e si sta procedendo con scomposizioni tra le diverse fasce di reddito. Si spera che la rivolta dei lavoratori interessati, con il sostegno dei sindacati e delle opposizioni, tra cui vi è anche la Sinistra Italiana, portino il governo a limare le unghie da rapace, e a ridurre, almeno, l’entità e le procedure per il recupero di questi importi in sospeso.
Diverso, secondo la Difesa, è il caso delle forze armate e polizia, che hanno avuto diritto agli 80 euro di bonus, a prescindere dal reddito percepito. E qui, considerata la categoria, non ci sarebbe nulla da eccepire.
Il paradosso è nei 341 mila casi di lavoratori, che avrebbero indebitamente usufruito del beneficio disposto dal decreto Renzi, in quanto, dopo le verifiche, è risultato che il loro reddito andava sotto i 7.500 Euro l’anno. Che tradotto in spiccioli, significa: sei l’ultimo degli ultimi, non meriti nulla, anzi metti mano al tuo portafogli di pura sussistenza, e restituisci. La ragione: ‘sei esentato dal pagamento delle imposte perché non superi la soglia fissata, che sarebbero poi 8.000 Euro, che altro vuoi dallo Stato?’
Un triste modo d’intendere la giustizia sociale, che stride, e fa ancora più male, quando queste misure vengono da un governo di sinistra, il quale, più degli altri, avrebbe dovuto mostrare sensibilità nei confronti delle classi meno abbienti.
La questione del bonus è nato come mezzo pasticcio, un dono inaspettato, infiocchettato, che poi gli italiani interessati, stanno scoprendo pieno di veleno. Una beffa.
Nicola Frantoianni, di Sinistra Italiana, non poteva dirlo meglio: “Non solo ti devi arrangiare fra voucher, contratti stagionali, precarietà e bassi salari, ma devi pure fare i conti con la stupidità di certe norme che trasformano diritti in privilegi per pochi. Poi ci chiediamo nei salotti tv perché la povertà continui ad aumentare. Vergogna”.
foto di Virginia Murru.
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