DI CARMEN VURCHIO
carmen vurchio

I numeri parlano chiaro. L’Europa deve assumersi le proprie responsabilità. La sua non gestione dell’emergenza migranti ha reso il Mediterraneo un mare rosso sangue.
Più di 2.500 profughi che tentavano di raggiungere la tanto sognata Europa, in mare ci hanno lasciato le penne. Questo in soli cinque mesi.
Giovani e meno giovani, bambini e neonati. La loro colpa: tentare di scappare da un futuro certo fatto di guerra e probabile morte, per un futuro incerto.
Gente pronta a mettere in serio pericolo la propria vita e quella dei propri cari, rischiando il tutto per tutto, pur di raggiungere la terra della libertà. Una terra che non li vuole, comandata da chi fa finta di accoglierli a braccia aperte ma che poi è pronto a pagare oro chiunque si voglia assumere il compito di bloccare questi disperati, prima che arrivino alla meta.
“Chiudiamo le frontiere, anzi no, lasciamole aperte”. Ormai non si capisce più nulla, se non che si tratta solo di business. Della serie “assicuriamoci un po’ di manovalanza a basso costo e gli altri rispediamoli al mittente”.
A chi importa realmente del futuro dei rifugiati?
I padroni dell’Europa sembra vogliano solo tenerli al di là dei recinti, bloccati da un filo spinato che punge anche da lontano; “rinchiuderli” in centri di accoglienza, smistarli, dividerli equamente, quasi si trattasse di una torta che nessuno vuole mangiare. Una torta dal mal di pancia assicurato. Una torta che potrebbe essere il dolce dell’ultima cena di un’Europa troppo impegnata a pensare alla propria sopravvivenza, appesa a un filo, per poter dedicare tempo ed energie allo studio di una strategia comune, magari reale e tempestiva, che permetta a chi fugge dalla guerra di non morire perché finito sul barcone sbagliato, quello destinato ad affondare.

foto di Carmen Vurchio.
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