DI SILVESTRO MONTANARO
silvestro montanaro
C’è un pezzo di paese sempre più insofferente verso l’antimafia militante e chi lotta contro il malaffare e la corruzione.
In questi giorni, non a caso sotto importanti elezioni amministrative che decideranno il futuro dei maggiori centri del nostro paese, è un susseguirsi di attacchi velenosi nei confronti di Roberto Saviano e Rosaria Capacchione. Sarebbero icone farlocche, avrebbero costruito carriere e ricchezza sul loro protagonismo anticamera, non meriterebbero la scorta perché nessuno vuole ucciderli. Le loro denunce sarebbero aria fritta e non inquieterebbero più di tanto i clan. Addirittura, poi, sporcherebbero il nome del nostro paese con operazioni come Gomorra che ne darebbero una rappresentazione falsa e dannosa oltre a spingere tanti giovanissimi tra le braccia dei boss. Pure idiozie in malafede.
Un silenzio di piombo, condanne di maniera, accompagnano questo linciaggio e fa davvero male quello delle istituzioni, innanzitutto del governo, visto che questi attacchi provengono soprattutto da suoi sostenitori.
E’ indubbio che Roberto e Rosaria siano personaggi e caratteri difficili. E’ lecito discutere e criticare il loro operato. Ci mancherebbe altro.
Quando parliamo di loro, però, dobbiamo partire dalla verità dei fatti. E da una domanda. Questo paese sarebbe stato migliore senza la loro opera? Non credo proprio.
Rosaria e Roberto hanno dedicato, sacrificato, la loro vita denunciando e documentando i traffici mafiosi ed i loro legami con settori dell’economia e della politica. Hanno detto a chiare lettere che le mafie intanto possono perché beneficiano del silenzio e peggio ancora della collaborazione di pezzi importanti delle istituzioni, dei partiti, della finanza e dell’imprenditoria. Ipotesi assurde, non veritiere? I fatti, i maledetti fatti, confermano le loro denunce.
Centinaia di pagine di verbali ed intercettazioni raccontano poi la rabbia e l’odio dei boss nei loro confronti. Niente e nessuno, come loro, ha fatto più danno all’onorata società e ai suoi protettori.
Li vogliono morti.
Conosco Rosaria da una vita, è per me una sorella. Ricordo le sue giornate da cronista valorosa, le nottate trascorse insieme a decifrare fatti e misteri, l’angoscia per le quotidiane minacce. Ricordo la dignità di chi non si è mai tirata indietro, costasse la vita e tante volte quella vita è stata in pericolo.
La colpa di Rosaria e Roberto, oggi, e’ l’insistere sull’opacità dell’azione politica anticamorra. E’ denunciare liste inquinate e traffici di pacchetti di voti. E’ difendere il diritto di tutti noi ad un sud libero dalle mafie e dalla cattiva politica.
Per questo, io sto con loro.
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