DI LUCIO GIORDANO

Lucio

A Sara hanno bruciato la giovinezza. La voglia di vivere dei suoi vent’anni  è stata annerita dalle fiamme. Pietà per lei e per l’indifferenza di chi avrebbe potuto salvarla dal suo assassino e per paura o per menefreghismo  si è voltato dall’altra parte. Ma pietà anche per il suo killer.
Si, pietà. Attenzione, qui non si vuole giustificare la ferocia di un omicida. Vincenzo ha compiuto un gesto folle, ha confessato tra le lacrime accecate di gelosia, ed è giusto che paghi. Il suo dolore lucido finirà per consumarlo e sarà terribile, quanto il dolore della mamma di  Sara che non riceverà più la telefonata del suo angelo biondo. Ma quello che in molti non vogliono capire, perché sarebbe altrettanto doloroso, è che Vincenzo è a sua volta vittima di una mentalità che si è impossessata di tutti noi e delle giovani generazioni in particolare.  E’ la mentalità che rifiuta l’abbandono, che non accetta la sconfitta, che impone a tutti dei modelli sbagliati. Il senso di possesso, la rabbia cieca, il sopruso come regola  ne sono il risultato.  Nell immaginario  avvelenato di questa epoca , da uomo rude e con il cuore di pietra sei un figo. Da uomo gentile sei un coglione. Guai però  se qualcuno ti fa capire che la tua rudezza e la tua violenza fisica e verbale fanno schifo. Allora sbrocchi e la tragedia è  quasi inevitabile.
E’ quello che in fondo  è capitato negli ultimi vent’anni. E non solo in Italia. La solidarietà è stata stritolata, il rispetto messo sotto le scarpe, i sentimenti e l’amore annichiliti per seguire la logica bastarda del consumismo, anche nei valori. Soldi, sesso ( malato) e potere. Gestiti con arroganza e con prepotenza. Vincere  vincere e ancora vincere. Anche barando.
I modelli culturali dell’ultimo ventennio hanno insomma  sovvertito e schiacciato quello che dovrebbe essere l’animo umano. Per vent’anni è stato il trionfo dell’uomo che non deve chiedere. Mai. Che poi è stata una delle pubblicità più idiote e pericolose nella storia degli spot televisivi. Il frutto amaro del berlusconismo e adesso anche del renzismo e del salvinismo . Che tanti danni culturali ha creato al Paese con una tv fatta di veline sculettanti e grandi fratelli. Dove ci si dà una mano, si. Ma per gettare l’avversario dalle scale o da una rupe tarpea. E se non ti piaccio più, se non mi ami più e mi lasci per un altro, ti brucio per strada. Non accetto di perderti e soprattutto di perdere.
 Povero Vincenzo, vittima due volte. Di quei modelli che hanno dominato il ventennio più brutto del pianeta e delle proprie fragilità di uomo incompiuto, caratterialmente squilibrato. Bisognerebbe insegnare a scuola il rispetto per le donne, per il prossimo, bisognerebbe mandare in analisi intere generazioni intossicate dal dio denaro, l’ unico valore che sembra contare. Ma come si fa se anche chi dovrebbe insegnare ed aiutare ad uscire dal buco nero dell’umanità, in quel buco nero è finito egli stesso?
E intanto Sara non c’è più. Spero almeno che la sua morte serva finalmente a qualcosa. Dubito. Per riuscirci dovremmo mandare al diavolo una mentalità perversa fatta di ideali di cartapesta liberisti e di destra  che non hanno niente di umano. Dovremmo  culturalmente radere al suolo chi questi comportamenti comuni li ha imposti. Dovremmo ricostruire dei modelli  vincenti. Ma come si fa. Le metastasi hanno ormai corroso l’intera società. L’impresa sembra quasi impossibile e per tornare ai valori  sani di amore e solidarietà, passione per la cultura e di  rispetto dell’altro, di onestà  e dignità  ci vorranno intere generazioni. Eppure non abbiamo altra scelta, se vogliamo evitare di  soffrire per altre Sara  o indignarci per chi con menefreghismo gaglioffo  ha preferito tirare dritto invece di chiamare il 113 e salvare una ventenne. Che avrebbe voluto avere ancora tutta una vita davanti.
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