DI ALBERTO TAROZZI

Università degli Studi del Molise

E’ uscita la rilevazione periodica della World Bank che illustra i livelli di competitività dei differenti Stati del pianeta. Due i criteri di fondo da cui derivano variabili e indicatori. Niente lacci e lacciuoli alle imprese a livello di vincoli burocratici. Niente lacci e lacciuoli alle imprese quanto a libertà di licenziare.
Liberali e liberisti, come imperativo categorico, quanto meno a livello di apparato legislativo. L’indagine si limita a valutare le leggi e le procedure e non le loro conseguenze materiali in termini economici, né tanto meno in termini sociali e morali. Su questi aspetti tocca alle Nazioni Unite pronunciarsi con i suoi Indicatori di Sviluppo Umano.
Chiarito questo elemento di fondo c’è da dire che la graduatoria suscita parecchie curiosità.  L’Italia del Job Act, ma anche della Legge di Riforma della Giustizia Civile, recupera 11 posti in classifica e si piazza al 45esimo, mentre gli Usa di Obama sono solo settimi. Per il resto curiosità a valanga.
Per il resto, qualcuno di voi conosce le condizioni economiche spettacolose di una Macedonia (Fyrom) in cui il fare affari sembrerebbe quanto mai agevole? credo in pochi, tanto è vero che i profughi che l’hanno attraversata lungo la rotta dei Balcani non pare abbiano mai deciso di fermarvisi. Eppure è dodicesima.
Più scontate le brillanti performance di Sud Corea, Taiwan e Singapore (quest’ultima prima assoluta).
Altrettanto scontato che il Venezuela statalista sia nelle ultimissime posizioni, quelle che nel tempo hanno più di una volta segnalato l’imminenza di un golpe o di una guerra umanitaria esportatrice di democrazia (si ricordano LIbia e Irak).
Comunque sia brindiamo ai notevoli progressi del nostro tricolore. Un aneddoto che può chiarire qualche idea: 20 anni fa, tra i Paesi non occidentali spiccava la brillantissima classifica di un Cile da poco uscito dal dopo Pinochet.
Dagli Usa complimenti a valanga.  Poi si scopre che i cileni erano diventati così competitivi da togliere mercato agli stessi Stati Uniti. I maligni insinuarono che ciò avveniva anche nel settore ultraliberista del riciclaggio del denaro sporco. I complimenti, da allora, si sprecarono un po’ di meno
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