DI FABIO BALDASSARRI
fabio baldassarri
Una brutta riforma costituzionale, intanto, non si dovrebbe mai portare avanti. E quella con cui stiamo andando a referendum è una brutta riforma costituzionale. Poi una riforma così vasta dovrebbe essere il prodotto di un parlamento “pienamente” legittimato mentre, vista la sentenza pronunciata dalla Consulta sul Porcellum, l’attuale parlamento è tutto fuorché “pienamente” legittimato. Infine non se la dovrebbe intestare il governo perché sulle costituzioni non debbono intervenire gli esecutivi. Come mai? Perché i governi passano alle scadenze prefissate o anticipatamente, mentre le costituzioni sono pensate per durare molto e, comunque, non possono essere costrette nella camicia di forza di scadenze immaginate ad hoc. Avremmo avuto tutto il tempo, insomma, per dar vita a un parlamento “pienamente” legittimato con una legge elettorale pensata per superare gli impedimenti sanciti dalla Consulta.
La prima domanda allora diventa questa: perché in questa legislatura si è proceduto così in fretta e furia con la riforma costituzionale? E’ ovvio: perché il governo Renzi ha in testa una legge elettorale, l’Italicum, che rafforza subito il potere dell’esecutivo sebbene possa accadere quanto è accaduto col Porcellum (la Consulta, dopo anni, lo ha bocciato). E ciò è di nuovo possibile perchè l’Italicum prevede ancora molti nominati e un sistema maggioritario che non ha uguali nei paesi democratici dell’occidente. Però la legge elettorale sarà resa operativa dopo la riforma costituzionale in quanto tale riforma sposterà la fiducia alla sola Camera dove, appunto, opererà l’Italicum. Ergo: può capitare che prima che la Consulta si pronunci trascorra, come avvenuto per il Porcellum, il tempo necessario per fare ogni scempio possibile e immaginabile.
La seconda domanda allora diventa: può correre un tale rischio il Paese che ha inventato il fascismo e se l’è sorbito per ben 25 anni? Io credo di no. Avremmo dovuto, invece, fare immediatamente una buona legge elettorale (non certo questa nuova legge truffa) e/o, addirittura, formare apposita assemblea costituente dotata di pieni poteri. E in quella sede, con un po’ più di coraggio e determinazione, avremmo potuto affrontare il tema ben più radicale del monocameralismo con l’istituto della sfiducia costruttiva, oppure del presidenzialismo all’americana o del semipresidenzialismo alla francese individuando i contrappesi necessari all’Italia per questo tipo di modello democratico, non escluso riprendere il tema del federalismo se (dopo la brutta prova della riforma del titolo V° varata nel 2001) si fosse ancora convinti che questa è la strada giusta.
La riforma costituzionale di cui oggi parliamo, invece, non è urgente. Urgente semmai è creare lavoro che, come si sa, con questa roba non c’entra un bel niente. La riforma, difatti, farà risparmiare qualcosa con la diminuzione dei senatori, ma resta l’intero e ben più oneroso costo per la struttura di Palazzo Madama e, inoltre, si possono moltiplicare i centri di potere e di spreco per l’insorgere di conflitti di competenza. Piacerà ad alcuni consiglieri regionali e sindaci entrare in Senato, ma più che altro per l’immunità parlamentare di cui godranno. Non si sa neppure (nonostante le promesse fatte alla minoranza dem) con quale sistema di selezione saranno individuati i consiglieri regionali e i sindaci che in Senato ci dovranno andare.
Insomma: la riforma risolverà ben pochi dei vecchi problemi ma ne creerà di nuovi. In più contribuirà, e lo si vede già nelle polemiche di questi giorni, a mettere gli italiani ulteriormente gli uni contro gli altri. E ciò in un Paese che, con la situazione che c’è oggi in Europa e nel mondo, ha bisogno di tutto fuorché di ritrovarci incattiviti e divisi.

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