DI ANNA LISA MINUTILLO
annalisa minutillo
Era arrivato a pedinare la giovane, seguendone gli spostamenti tramite unʼApp installata sullo smartphone
“Sono proprio un mostro”. Usando queste parole Vincenzo Paduano ha confessato di aver bruciato e ucciso l’ex fidanzata, Sara Di Pietrantonio. Lui stesso, al termine delle 8 ore di interrogatorio, si è definito “ossessionato, paranoico e geloso”. Riusciva a pedinare la giovane, seguendone gli spostamenti tramite un’App installata sullo smartphone. “In 25 anni di lavoro non avevo mai visto un delitto così atroce”, ha commentato il capo della squadra mobile, Luigi Silipo.
Come riportato da fonti di stampa, Paduano avrebbe detto di voler solo spaventare la ragazza, di 22 anni, che giurava di amare. “Sono uscito dal lavoro e sono andato a cercare Sara. Sapevo che stava dal nuovo fidanzato e l’ho aspettata sotto casa”, racconta. Dopo ammette di essere andato alla Magliana, a Roma, con la premeditazione di farle del male. “Abbiamo litigato e ho tirato fuori una bottiglia di alcol che avevo portato”, aggiunge. Mentre Sara moriva tra atroci sofferenze, neppure mezz’ora dopo lui era già tornato al suo lavoro di guardia giurata, nessuna intenzione di salvarla allertando soccorsi, nessuna forma di ripensamento, niente di niente.
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