DI LOREDANA LIPPERINI

loredana lipperini

Vorrei capire. Davvero, vorrei capire. Vorrei capire gli uomini e le donne (qui più nascoste, almeno su questa bacheca: si limitano a mettere sommessi like e sparire) che di fronte all’ennesimo femminicidio (non vi piace la parola? Care e Cari, sono spiacente per voi, ma di questo si tratta) si fermano al termine, alla presunta statistica (non ci sono statistiche attendibili perché non le si è volute fare) per fare distinguo. Proviamo a riscrivere: una ragazza è stata ammazzata, in modo orrendo, perché ha lasciato il fidanzato. La stessa, identica, motivazione di decine di altre morti. E’ un delitto orribile? Certo. Ma quando si ripetono una serie di delitti orribili con la stessa, identica motivazione, non ci si vorrà per caso chiedere il motivo, o ci si incaglierà, ancora, sul nome, i numeri, le statistiche, oddio femminicidio è cacofonico, oddio e le madri che uccidono i figli, oddio oddio? Esiste un problema. Concordate, miei dissidenti frequentatori? Vi interessa cercare di capire come si può far sì che questo non avvenga più, o vi interessa avere ragione? Vi dò ragione a prescindere, arrivo a dire questo. Ma basta. Giù le penne, giù i distinguo, giù i “non mi piace-noi donne non abbiamo bisogno di essere difese (e chi parla di difesa?)-tutta colpa delle madri-già che ci siamo leggete il mio romanzo”. Ma cosa, cosa, cosa siamo diventati? Grammar-nazi? Statistici della domenica? Aspiranti vincitori da social? Dio mio, cosa?
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