DI GIOVANNA MULAS

giovanna mulas

Riflettevo sulle periodiche fiction televisive a Tema Eroi tra i combattenti la mafia, rilevanti figure di potente esempio per le nuove generazioni.
Meno buoni, cambiando il Tema ma restando su una sottile quanto perversa strumentalizzazione del dolore, delle Persone coinvolte gli eventi quindi il Pubblico televisivo, Massa facilmente plagiabile; quei programmi televisivi dedicati alle donne che, ‘ribellandosi’ a situazioni di violenza famigliare, vengono uccise.
Il messaggio che passa è: “Tu denuncia e sei coraggioso, faremo di te un Eroe. Ma finirai comunque ucciso/a. Forse perché fare ‘la spia’ (distaccarsi dal Gregge) merita l’assassinio, o forse perché nell’italia Vaticanista una separazione scelta dalla donna non è comunque accettabile: è disonore che va punito”.
Vi prego, non instilliamo paure giustificate solo in parte e non facciamo di Persone comuni, pure se coraggiose e dedite alla loro Professione, ‘Eroi’. Solo una società deviata ricerca e trova l’eroe nella normalità, ché l’eroe è la catarsi di quanti, i più, non vogliono o non possono, comunque non fanno ma guardano e ascoltano, in silenzio.
NON DEVE passare il messaggio che chi denuncia ciò che rompe un ‘normale’ schema di ‘normale’ società marcia finisce ucciso quindi ‘eroe’, capro espiatorio: la denuncia è necessaria e fondamentale sempre, quando si vive o si conosce la violenza in ogni sua forma. E non si è destinati a morire quando si denuncia pubblicamente o privatamente.
Muore chi sceglie l’omertà, è già morto e farà morire, di nuovo e ancora, chi la applica nel suo quotidiano.

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