DI GIULIO CAVALLI

giulio cavalli

Non si può non essere d’accordo con Renzi quando dice che sulla vicenda dei marò e del loro ritorno in Italia forse sarebbe il caso di tenere un basso profilo. Non solo perché mentre qualcuno li ha trasformati in nuovi santini destrorsi ci sono due pescatori uccisi che meriterebbero un processo (e che però sono indiani, con la pelle scura e quindi poco interessanti) ma anche perché il compito italiano è garantire un processo giusto e non un’assoluzione per superiorità di razza.
Per questo la proposta che sfilino alla parata del 2 giugno è un’idea balorda che disegna perfettamente il momento storico di un veteronazionalismo che non ha nemmeno più esempi spendibili: credere che i marò siano portatori sani dell’onore di essere semplicemente italiani forse è un’offesa per i militari italiani (moltissimi, anzi quasi tutti) che non sono accusati di omicidio. Questa destra passita e salvinistica non è nemmeno più in grado di parteggiare per il diritto e scivola continuamente nel patetico protezionismo.
Volere un processo giusto per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone significa volere giustizia anche per Ajeesh Pink e  Valentine che sono rimasti uccisi perché scambiati per pirati. E forse converrebbe ricordare a tutti che è stata proprio l’Italia a proporre un accordo extragiudiziale di circa 142.000 euro per chiudere la vicenda. Non è in discussione che i due indiani siano morti ma piuttosto resta da stabilire se davvero gli spari dei militari fossero legittimati da una reale situazione di pericolo. I marò, insomma, sono i protagonisti di una vicenda che va chiarita in tutte le sue responsabilità al di là delle vicende formali e procedurali dell’India.
Trasformare Latorre e Girone in coccarde, forse, non conviene nemmeno a loro vista la delicatezza della posizione ma l’italietta che si attacca ai marò è la rappresentazione di una politica che a forza di dovere inventare simboli alla fine si è attorcigliata su se stessa. Il prossimo eroe forse sarà Argo, il cane rimasto in India. Anche perché Donald Trump se l’è ingoiato giusto ieri il solito Salvini.
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