DI ANTONIO AGOSTA
ANTONIO AGOSTA
“Il vento della liberazione soffiava forte e il pensiero correva già al domani”. Il 2 giugno del 1946 fu una data storica per le donne italiane: chiamate alle urne per esprimere il loro voto su Monarchia o Repubblica,  per eleggere i membri dell’Assemblea costituente, con oltre dodici milioni di voti che decretarono  l’esilio della famiglia reale dei Savoia dal nostro Paese, legittimando la volontà degli italiani di voltare pagina e iniziare un nuovo percorso politico ed economico.
La svolta avvenne il 1° febbraio del 1945 su proposta di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti di concedere il voto anche alle donne, perché per il Duce la donna aveva valore solo come madre e sposa esemplare. Quel giorno lunghe file di donne attendevano il loro momento di fronte ai seggi, per celebrare una vittoria conquistata a denti stretti e una giornata importante che rimarrà nella storia del nostro Paese.
Tina Anselmi, grande protagonista della Resistenza e della Prima Repubblica, oltre ad essere stata un’attiva partigiana contro la lotta al fascismo, commentò con parole celebrative quei giorni di orgoglio tutto al femminile: “E le italiane, fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini, spazzando via le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perché non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte. Il tempo delle donne è stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica!” .
Il giorno del referendum, il Corriere della sera pubblicava un articolo intitolato: “Senza rossetto nella cabina elettorale”. Era un invito alle donne di presentarsi senza rossetto sulle labbra nei seggi elettorali, per non lasciare alcun segno di riconoscimento sul lembo da incollare, e per non rischiare di rendere nullo il voto.
foto di Antonio Agosta.
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