DI GIORGIO MAURI
giorgio mauri
La corsa a Roma per l’elezione del sindaco fotografa l’Italia perdente, irretita dalle tattiche politiche di SPA della politica (i partiti) alla ricerca di professionisti dal volto pulito senza vere e proprie idee politiche.
Giorgia Meloni, Virginia Raggi, Stefano Fassina, Roberto Giachetti, Alfio Marchini sono il risultato di una ottima ricerca sulla “presentabilità” del personaggio, ma siccome non siamo a una prima di moda sarebbe meglio porre l’attenzione alla sostanza, cioè al “contenitore” in primis, e poi al singolo individuo. Senza una visione strategica completa, sociale ed economica, non si va da nessuna parte.
Ho assistito (e partecipato) mesi fa a una conferenza di Fassina, gli ho posto domande, e l’ho visto crescere in questi ultimi mesi.
Resta il fatto che Fratoianni e SEL sono una palla al piede, e che l’investitura ufficiale di Mieli (ieri sera disgustoso a LA7 nel confronto con Roberto Fico e Marco Travaglio sull’uso fascista della RAI da parte di Renzi) non lo aiutano.
Questo confronto di SKY è l’ennesima prova di quanto sia inutile la “TV A ORE”, che si riduce ad uno specchietto per le allodole.
Il consenso si costruisce con il martellamento quotidiano, e soprattutto con il pensiero indotto, non con l’esposizione diretta delle idee, che entrano da un orecchio ed escono dall’altro.
I tempi sono maturati, ora anche i sindaci devono fare politica (quella vera, non quella della “spartizione dei pani”), perché essere oggi sindaco è diverso da esserlo in Cina o nella Russia di Stalin o nell’Italia repubblicana degli anni 50.
foto di Giorgio Mauri.
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