DI ELIO LANNUTTI

elio lannutti

Dalla relazione annuale del governatore di Bankitalia Visco, che come Vegas (Consob), assolve se stesso e l’istituto dalle gravissime responsabilità legate alla insufficiente vigilanza sulle banche in crisi (Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara, Carichieti, Veneto Banca e BpVI),che hanno bruciato negli ultimi mesi almeno 20 miliardi di euro di sudati risparmi di obbligazionisti subordinati e azionisti, nessuna autocritica sulle gravissime responsabilità della Vigilanza, che può solo: “ridurre per quanto possibile la probabilità che i dissesti si verifichino e a contenerne le ricadute”, mentre se “rileva ipotesi di reato”, l’opinione pubblica non ne viene informata per evitare “effetti destabilizzanti”, analogamente ai sistemi illegali, che fanno dell’omertà e della segretezza, l’essenza della loro esistenza.
Visco nel lamentare ancora una volta la mancanza degli strumenti dell’autorità giudiziaria per cui, “individuata una situazione problematica”, può solo “porre i presupposti per il suo riequilibrio”, informando le competenti Procure, invece di fare autocritica sugli ultimi dissesti bancari, oppure inviare i punti di criticità riscontrati nella palese gestione dissennata del credito, imponendo ai vertici degli istituti di leggere le proprie missive nel corso dell’assemblea dei soci, spieghi le ragioni per le quali non ha esercitato tale potestà nei confronti della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, con 210 mila piccoli azionisti che hanno visto bruciare completamente i propri investimenti, analogamente a 130.000 famiglie espropriate di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara, Carichieti.
Visco, la cui unica nota positiva è rappresentata dall’assenza di ogni riferimento al ‘sistema bancario italiano solido’, invece di vantarsi di aver gestito, negli ultimi venti anni, le crisi di 125 intermediari, prevalentemente di piccole dimensioni con il ricorso al commissariamento, di cui 56 negli ultimi sette anni, spieghi l’assenza di ogni politica di prevenzione nelle crisi bancarie, e le ragioni che hanno indotto Bankitalia a scegliere lo spiccia faccende Giovanni Zonin, ex padre padrone della BpVi come banchiere di sistema, e come mai abbia addirittura sanzionato i vertici di Banca Etruria, per non averne assecondato l’acquisizione.
Il Governatore Visco, spieghi alla pubblica opinione l’assenza assoluta di controlli di Bankitalia, che negli ultimi 30 anni (dal 1985 ad oggi), hanno visto evaporare circa 100 miliardi di euro dei loro investimenti a 1,617 milioni risparmiatori nei crac bancari ed industriali.
Mentre nella prima metà del periodo (cioè fino al 1998) sono stati colpiti 238.250 investitori che hanno perso 9.761 miliardi di vecchie lire (5.041,414 milioni di euro), nella seconda metà del periodo (dal 1999 al 2015) l’attività di rapina pianificata del sistema con il concorso dei distratti controllori, in particolare la inadeguata Consob a tutelare il pubblico risparmio (sentenza di Cassazione sul crack Parmalat), ha visto coinvolgere 1.379.000 concittadini per 95.067 milioni di euro. E’ evidente l’azione di rapina pianificata negli ultimi 15 anni, la cui origine può essere datata alla conclusione del processo di privatizzazione degli istituti bancari (1995). Tra le più rilevanti spiccano le vicende Parmalat, 14 miliardi di euro di 175mila concittadini ed altrettanti dei tango bond a 450mila concittadini; Bipop Carire che ha bruciato 10 miliardi di euro a 73.500 risparmiatori; i bond Cirio; il crack Lehman Brothers, i cui bond erano consigliati affidabili da Patti Chiari dell’Abi a differenza dei più solidi Btp, considerati a rischio, Mps (che ha bruciato nell’acquisto di Antonveneta oltre 18 mld di euro).
Mentre Governatore e direttorio celebravano i funerali del risparmio nelle stanze di Palazzo Koch, Adusbef e Federconsumatori protestavano, chiedendo le dimissioni di Visco ed un intervento della magistratura, domandando perchè, nel dorato mondo bancario che oltre ai soldi intermedia fiducia e reputazione, solo 1 risparmiatore utente bancario su 10, si fidi ancora delle banche, mentre quasi più nessuno dei consumatori, nutre una fiducia minimale nelle autorità vigilanti, come Bankitalia e Consob.

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