DI GIULIO CAVALLI
giulio cavalli
Ha confessato Vincenzo Paduano, la guardia giurata ventisettenne accusata di essere l’omicida della ex fidanzata Sara Di Pietrantonio, ritrovata semicarbonizzata in via della Magliana a Roma. L’ha bruciata perché era stato lasciato e «Sara aveva un altro» ha dichiarato l’omicida, con l’efferata semplicità di chi non ha il vocabolario del rifiuto ma rimane attaccato all’animalità di chi considera la donna una proprietà privata, mica una persona.
E lascia un grande dolore sapere che, ancora una volta, lei ha dovuto fare i conti nei suoi ultimi attimi di vita con un amore sbagliato che è diventato mostro affilandosi sulla fiducia immeritatamente ottenuta. Ogni femminicidio urla del fardello di un tempo che sembra non basti mai per cancellare i propri vizi peggiori.
Mentre si consuma il dolore (e la solita sete di sangue), mentre ci si augura tutti che il processo assicuri presto giustizia, a Roma due auto stamattina continuano a circolare indisturbate e dentro ci sono i “cittadini” che hanno pensato che non valesse la pena allarmare (e allarmarsi)  per una ragazza che chiedeva aiuto grondando alcool e fiamme in giro per Roma.
Ecco io, davvero, ho paura di quelle persone lì che oggi magari ci capita di incontrare al bar o in metropolitana: persone che sono aria, niente, senza materia e che non si sommano facendo gente. Gente che è diventata così federalista da preoccuparsi al massimo della sicurezza all’interno del proprio abitacolo, che pensa che sia un diritto non fare altro che chiudere le portiere dell’auto dall’interno e dare più gas per allontanarsi velocemente. Persone che hanno un senso di cittadinanza attiva che comincia nel proprio cesso per finire subito al cortile del proprio condominio. Egoismi che condonano i vigliacchi dichiarandoli impauriti. E vigliacchi i politici (Meloni in testa) che li giustificano: tutti eroi con il culo del Saviano di turno e poi in via della Magliana non hanno nemmeno il fegato di chiamare il 113.

 

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