DI CARMEN VURCHIO

carmen vurchio

Arrestata a soli 18 anni per aver ucciso a colpi d’ascia la sorella incinta e ferito gravemente padre e madre, salvati dall’intervento del fratello. Tutti colpevoli, secondo l’omicida, di obbligarla a sposarsi contro la sua volontà. Meglio in carcere che in sposa ad uno sconosciuto. E’ successo a Mithi, nel sud del Pakistan, come riferisce il quotidiano locale Dawn di Islamabad.
A commentare questo ennesimo orrore è Cristian Benvenuto, Presidente dell’Associazione Nazionale Italia-Pakistan.
Vorrei premettere – dice ad Alganews – che il Pakistan è un paese atipico e spesso contradittorio con se stesso e, soprattutto, non bisogna fare l’errore di guardarlo con “occhi” occidentali. La mentalità di questo paese varia da zona a zona, da etnia a etnia, da casta a casta.Prendiamo ad esempio il Punjab dove vige una mentalità più aperta e libera, sempre nei suoi limiti, contrapposta alle aree rurali e molto povere come il Sindh e il Baluchistan dove vi è quasi un sistema feudale. Quello che è successo a Mithi purtroppo non è un caso isolato, poiché in alcune aree del paese vige la cultura che sia la famiglia a scegliere ed imporre il marito alla propria figlia, nonostante la legge pachistana e la Sharia (la legge islamica) parlino chiaro: non ci devono essere forzatura nella scelta del futuro marito”.
Secondo Cristian Benvenuto, ci sono moltissimi casi dove le ragazze accettano il futuro marito per rispetto nei confronti della famiglia e per consolidare legali fra clan, ma bisogna anche considerare che negli ultimi tempi le cose stanno cambiando. Lo dimostra il fatto che si registri un’impennata di matrimoni d’amore, spesso accettati dai genitori.
Il problema è più tangibile nelle famiglie povere – sottolinea il Presidente – quindi in aree isolate del paese, dove vige una legge quasi tribale, nonostante ci siano tutti i presupposti per far rispettare i diritti delle donne. Un gran lavoro viene svolto da alcune ONG per impartire un’istruzione ai figli delle famiglie disagiate, ma è nostra idea, e forse un possibile progetto, estendere questa istruzione anche ai genitori, per risolvere il problema alla fonteNon dimentichiamo – aggiunge – che alcuni omicidi simili sono stati perpetrati anche in Italia, come il caso di Hina Saleem dove padre e cognati trucidarono la ragazza senza pietà“. (Era il 2006 quando la ventenne venne uccisa nel bresciano dal padre, lo zio ed altri parenti, per essersi fidanzata con un italiano non musulmano e aver rifiutato di sposare un pakistano).
A questo punto – conclude Cristian Benvenuto – sorge anche un problema etico per il tribunale che dovrà giudicare la ragazza per duplice omicidio. La speranza è che possa tenere in considerazione che la giovane ha agito in preda a un raptus e che porterà per sempre il fardello dell’omicidio della sorella e del futuro nipote, nella sua mente e nel suo cuore”.
E mentre una giovane ragazza uccide per dire no al matrimonio combinato, un’altra muore a soli 19 anni, vicino alla capitale Islamabad, dopo essere stata torturata e bruciata viva, per aver rifiutato un altro matrimonio combinato.
Secondo Famiglia Cristiana si tratta di un fenomeno molto diffuso anche in Europa, come conseguenza delle forti ondate migratorie e “coinvolge oggi, anche in Italia, tante giovani donne e bambine costrette a subire violenze fisiche e psicologiche, segregazioni, stupri, scompensi psichici e della salute, sequestri, rimpatrio forzato nei Paesi d’origine e, a volte, la morte”.
foto di Carmen Vurchio.
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