DI ITALO MOSCATI
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ERA UNA DONNA INFELICE ALIDA MARIA ALTENBURG VON MARKENSTEIN UND FRAUNENBERG, BELLA E INFELICE, STAGLIATA NELLA SOFFERENZA, NELLA NOIA DEGLI ALTRI, IN UN TEATRO E IN UN CINEMA CHE FACEVA MA NON AMAVA. NON C’E’ UNA FOTO DI QUANDO ERA SPLENDIDEMANTE giovane che non dimostri e dica in silenzi meravigliosi l’incanto di una donna tragicamente strumentalizzata per la sua nobiltà di portamento e stile. Anche quando cantava “Ma l’amore no”, canzone popolare di successo anche in Italia, era commovente, imbarazzata, struggente. Anche quando interpretava in “Senso” il ruolo della nobile veneziana, Livia Serpieri, risorgimentale, antiaustriaca, era posseduta dall’amore e dal dolore di fronte al giovane ufficiale bellissimo, disertore, il dongiovanni gay, Farley Grance; era viva e morta dentro, colma di vendetta e di disperazione, Era la migliore a attrice italiana, di ascendenze di confine, prova ne sia l’interpretazione in “Il terzo uomo” di Carol Reed, girato nell’immediato dopoguerra, accanto al mostro Orson Welles, nel ruolo di una donna che porta nel viso la perdita di ogni partita del vivere. Alida, una tragica diva fra lunari bionde, investita dal peso delle maggiorate del dopoguerra, solitaria, Unica. Estranea.
foto di Luigi Granetto.
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