DI FABRIZIO FALCONI
fabrizio falconi
Cosa è successo a questo paese sul finire degli anni ’70 ?
Cosa è successo ad un Paese che in meno di un trentennio – 1950/1978 – aveva stupito il mondo rinascendo come araba fenice dalle ceneri di una dittatura sciagurata e di una guerra mondiale (e civile) persa con lutti e danni spaventosi ?
Cosa è successo ad un Paese che in meno di un trentennio, messo in ginocchio dalla povertà, dalla fame, dalle distruzioni, fu capace di esprimere il meglio praticamente in ogni settore creativo, culturale, politico ?
Tra gli anni ’60 e gli anni ’70 l’Italia fu capace di esprimere questo:
 Il meglio nel campo cinematografico – con-vissero artisti straordinari, Fellini, Visconti, Antonioni, Rosi, De Sica, Rossellini, Scola e poi Anna Magnani, Marcello Mastroianni, più il lunghissimo stuolo di attori che ebbero fortuna anche in campo internazionale – nel campo letterario – convissero i grandi vecchi della poesia italiana, Ungaretti e Montale, e poi Gadda, Moravia, Landolfi, Pasolini – nel campo delle arti visive, Vedova, Guttuso, Birolli, Boetti,  De Chirico e innumerevoli altri – nel campo della musica – basti pensare a Benedetti Michelangeli – ma anche nel campo della moda, del design (il design italiano fu all’avanguardia nel mondo), della progettazione ingegneristica,  dello sport (le XVII Olimpiadi), del costume, ecc.
E anche nei diversi settori della vita sociale, della rappresentanza politica, dello sviluppo economico, l’Italia, in quel trentennio fortunato, fu capace di esprimere il meglio, guadagnandosi, pur tra i mille problemi legati ad una crescita forse sproporzionata, la rispettabilità e l’ammirazione del mondo.
Ebbene, come è possibile che a partire dalla fine degli anni ’70, con l’avvento della prima crisi economica, con la prima efferata stagione del piombo e delle stragi,  tutto si sia pian piano lentamente e definitivamente compromesso ?
Come si è arrivati, in particolare, da un Paese che era capace di ritenersi unito nelle finalità e nella gran parte dei valori condivisi, giungere alla frammentazione esasperata degli egoismi, alla incapacità progettuale, all’immobilismo infernale di questi anni, alla putrefazione del sistema, perfino di ogni credibilità rappresentativa – come stiamo sperimentando proprio in questi giorni – come si è arrivati all’incarognimento, alla mancanza di prospettive, alla perdita di speranza, al circolo vizioso delle de-pressioni collettive e personali alle quali stiamo assistendo ? Come si è arrivati al deserto culturale, alla sparizione delle intelligenze e dei percorsi originali e personali di ricerca ? Come si è arrivati alla tabula rasa e al ‘niente da dire’ ? Come si è arrivati all’annichilazione  alla deriva, alla linea spezzata e incapace di ri-congiungersi (a quanto pare)?
E soprattutto, quando arriverà il termine di questa notte ?
A cosa (più che a chi, come invece molti in questo paese continuano a riferirsi) dovremo af-fidarci ? A quale rinascita personale ? Ne saremo capaci ?
Sempre di più la domanda vera, la domanda che conta, alla quale dovremo rispondere, non è più e non sarà più quella di Chernichevskij (“Che fare?”), ma:  Cosa essere ?  
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