DI ENNIO REMONDINO
ennio remondino
L’ex primo ministro britannico lascia l’incarico nel ‘Quartetto sul Medio Oriente’ di Onu, Eu, Usa e Russia dopo otto anni di mandato. Di lui si ricorderanno i pochi risultati raggiunti per la causa israelo-palestinese e, soprattutto, i compensi faraonici e costi di tutela inutilmente esorbitanti.
Blair cercate me super
L’approccio di molti giornali alla notizia è decisamente impietoso. Uno tra i molti: ‘Probabilmente pochi rimpiangeranno Tony Blair nel ruolo di inviato del Quartetto sul Medio Oriente’. Scelto nel 2007 per rappresentare la posizione di Nazioni Unite, Unione Europea, Stati Uniti e Russia rispetto alla risoluzione del conflitto israelo-palestinese, l’ex primo ministro britannico ha annunciato le dimissioni nei giorni scorsi. Blair avrebbe l’intenzione, sostengono fonti a lui amiche, di ‘continuare a dedicarsi alla causa in maniera informale, senza doveri e vincoli di un incarico istituzionale’.
Blair rinco copertinaDove voglia andare a parare l’ormai datato ex premier non è dato capire. In sostanza, l’ex inquilino di Downing Street 10 avrebbe già preparato una nuova missione in Medio Oriente, che dicono sia finalizzata a curare le relazioni di Israele con i Paesi arabi. In nome e per conto di chi? Quasi certamente di Israele. Da inviato del Quartetto, Blair non si è mai guadagnato la fiducia dei palestinesi, lasciandosi scavalcare in più occasioni soprattutto dai segretari di Stato americani che si sono succeduti in questi anni, Hillary Clinton prima e John Kerry poi. Lui semplice fiancheggiatore.
Rivelatrici le dichiarazioni rilasciate dai vertici del governo israeliano dopo la notizia delle sue dimissioni. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto che Blair ha ‘fatto grandi sforzi per far progredire la stabilità nella regione’, contribuendo a colmare le distanze che ‘in tempi di crisi hanno separato israeliani e palestinesi’. Più caloroso e sospetto il saluto dell’ex ministro degli Esteri, l’ultranazionalista Avigdor Lieberman, il quale ha definito Blair ‘un vero amico di Israele’, anche dai tempi in cui è stato primo ministro britannico, dal 1997 al 2007. I tempi della seconda ‘Intifada’.
Reazione completamente opposta da parte dei palestinesi. Per Hanan Ashrawi, figura storica dell’ Autorità Nazionale Palestinese, Blair ha avuto un impatto minimo sulle posizioni dei membri del Quartetto, prendendo sempre le parti di Israele: ‘Non aveva regole se non quella di ascoltare ciò che aveva da dire Netanyahu’. In casa le polemiche riguardano i compensi, definiti ‘faraonici’. Come ex premier Blair aveva diritto a una scorta armata dovunque andasse, ma risulta decisamente eccessivo il costo di due milioni di sterline l’anno per la sua sicurezza con i migliori e meglio pagati agenti.
Blair perplesso 600Non solo stipendi: il rimborso delle loro spese ‘di servizio’ per alberghi e ristoranti aveva toccato in un anno, periodo aprile 2009-aprile 2010, la cifra di 250.000 sterline, più o meno 350mila euro. […] Nel 2014, il Mail On Sunday aveva attaccato l’ex premier come inviato del Quartetto per il M.O. ‘Mentre Gaza brucia -scriveva il quotidiano- lui organizza il compleanno per la moglie Cherie […] Una festa esclusiva, riservata a 150 selezionate personalità tra ministri, uomini d’affari milionari e divi della tv’. In quei giorni nella Striscia di Gaza morivano più di 2mila palestinesi e 70 israeliani.
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