DI MARISA CORAZZOL

marisa corazzol

( NOSTRA CORRISPONDENTE DA PARIGI)

Il braccio di ferro Governo Valls / Sindacati non conosce tregua, anzi si fa sempre più teso.

I movimenti di protesta nati con « les nuits debout » si affiancano a quelli organizzati dai Sindacati dei lavoratori (tranne la CFDT, equivalente alla CISL) e la settimana iniziata lunedì con i primi scioperi nei trasporti pubblici parigini e nelle ferrovie, sarà ancora costellata di scioperi e di cortei praticamente ovunque, da nord a sud e da est ad ovest, Corsica compresa, oltre ai dipartimenti d’oltre mare.

La situazione si è ancor più appesantita dal momento in cui il “patron” del MEDEF (Confindustria), Pierre Gattaz, ha trattato di “delinquenti e terroristi” i manifestanti contro la legge “El Khomri” e con loro, in particolare, Philippe Martinez e la CGT.

Un’accusa tanto grave da spingere il dirigente sindacale a querelarlo per diffamazione e che ha anche suscitato – almeno in superficie – l’indignazione di Manuel Valls, come quella della ministra del welfare, El Khomri.

Ma, a buttare altro olio sul fuoco, è stata anche l’affermazione di un editorialista di primo piano, Franz-Olivier Giesbert, il quale sul giornale “Le Point”, ha scritto che “La Francia è, oggi, sottomessa a due minacce: Daesh e la CGT”.

Atteggiamenti, sia quello del Presidente del MEDEF, che di alcuni organi di stampa, che tendono a fomentare il malcontento e quindi la rivolta degli utenti dei trasporti contro i Sindacati e, ovviamente, in particola modo contro la CGT, nella persona di Philippe Martinez, considerato da costoro “il nemico pubblico numero uno”.

Ma sarebbe ignorare che 74% dei cittadini francesi sostengono le variegate azioni di protesta e, malgrado qualche locale, minimo malcontento, sperano vivamente nel ritiro dell’ormai famigerata legge sul lavoro imposta con la forza del 49.3.

Quest’oggi, poi, mentre Philippe Martinez, il segretario generale della CGT, annunciava che  “ è fuori discussione bloccare l’ Euro 2016 », i militanti del movimento «Nuit debout» già da ieri sera, avevano invece lanciato un appello ad azioni di protesta proprio durante il campionato che si svolgerà in Francia dal 10 giugno al 10 luglio.Azioni che consisteranno nella distribuzione di volantini nelle metropolitane durante i giorni in cui si svolgeranno le partite di calcio, incursioni pacifiche fra i tifosi e attività di prese di contatti con le personalità più in vista del mondo del calcio con l’obiettivo «di occupare mediaticamente tutti gli spazi possibili durante gli eventi calcistici» .

 

 

Intanto, la situazione che si preannuncia è la seguente :

  • RATP

Nei trasporti pubblici parigini, la CGT ha lanciato – a partire da domani – uno sciopero a tempo indeterminato sia per il rinnovo del contratto dei lavoratori, che contro la legge di riforma.

 

  • Aviazione civile

A partire da venerdì 3 giugno, il governo Valls potrebbe anche far fronte ad un « conflitto » aereo fino a domenica prossima. I Sindacati dell’aviazione civile chiedono in primis che si fermino i licenziamenti , ma sembra che dei negoziati siano in corso e se soddisfacenti, comporteranno la sospensione immediata dello sciopero.

L’imminente inizio dei campionati europei 2016, il 10 giugno, non è estraneo, apparentemente, all’importante mobilitazione annunciata nel settore, perché ciò permetterà di fare ancora più pressione sul governo. Il Sindacato Nazionale dei Piloti di Linea (SNPL) è sul piede di guerra da quando è stato informato di misure di ridimensionamento del personale, previsto nel piano “Transform”.

I piloti rimproverano alla compagnia aera nazionale di incentivare sempre più il ricorso a subappalti, di continuare a sviluppare la filiale low cost Transavia in Europa – malgrado gli impegni – come KLM,  la cui offerta sarebbe favorita a danno di quella di Air France.

A Parigi e in tutta la Francia, gli scioperi preoccupano tuttavia tutti i settori del turismo. La penuria di benzina della settimana scorsa, oltre agli scioperi nella RATP (trasporti pubblici parigini), della SNCF (ferrovie) e del trasporto aereo potrebbe influire gravemente sui turisti stranieri e frenare gli spostamenti dei francesi a qualche settimana delle vacanze scolastiche. Il turismo, che rappresenta il 7% del PIL in Francia, potrebbe subire ingenti danni, dopo un fine anno 2015 difficile a causa degli attentati e del terrorismo.

  • Raffinerie

La situazione non è cambiata sul fronte dei carburanti. Quattro raffinerie di Total sono sempre completamente chiuse in Normandia, a Donges, Grandpuits e a Feyzin, mentre quella di La Mède (Bouches-du-Rhône) funziona all’ 80% e spedisce i carburanti via oleodotto. La raffineria di Petroineos a Lavéra (Bouche-du-Rhône) funziona, ma in maniera molto ridotta. I due siti di « Esso » (ExxonMobil) a Port-Jérôme-Gravenchon e Fos-sur-Mer funzionano normalmente.

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E’ interessante, altresì, in tali contesti di larghe e condivise proteste in cui i “gavroches” rifiutano di cadere sulle barricate, l’attenta e puntuale disanima di Matthieu Devch, dirigente del sindacato francese CGT e membro del comparto “Cheminots Versailles” del sindacato.

Devch è protagonista, da tre mesi, delle mobilitazioni e degli scioperi contro il governo Valls e la versione francese del Jobs Act e racconta dettagliatamente la genesi delle proteste nate il 31 marzo scorso contro la riforma del welfare: “Dall’inizio del movimento contro la Loi Travail, cominciato a inizio marzo 2016, c’è un fronte unito composto dai sindacati di lavoratori dipendenti (CGT-FO-Sud-FSU) e da organizzazioni di giovani studenti e liceali (UNEF-FIDL-UNL).

La mobilitazione da principio ha preso la forma di numerose giornate di mobilitazione (due a marzo, due ad aprile e due a maggio), dello sciopero di una giornata in numerosi settori, di picchetti davanti ai licei e alle università e di manifestazioni di massa, nelle quali i giovani erano numerosi.

Ma da due settimane le mobilitazioni sono cresciute d’intensità, con l’inizio dello sciopero illimitato nelle raffinerie e i blocchi dei depositi di carburante. Così entriamo in una nuova fase, non si tratta più di una strategia di “lobby” per pesare sui negoziati ma di una strategia che punta alla paralisi dell’economia.

Questa settimana è partita la generalizzazione dello sciopero, con l’inizio del blocco illimitato dei ferrovieri e delle linee dei bus e delle metro parigine. Finalmente s’inizia a fare sul serio!

Ovviamente il punto centrale è la Loi Travail. Ci sono gli altri punti di rivendicazione?

Sì, il punto comune della lotta dei differenti settori è la pretesa del ritiro della Loi Travail da parte del governo, ma ognuno ha anche delle rivendicazioni specifiche, come i ferrovieri che si battono contro una norma che si prefigge di distruggere le loro condizioni di lavoro nel quadro di un progetto di privatizzazione delle ferrovie in Francia. Questa è la dinamica della convergenza delle lotte: “tutti insieme e allo stesso tempo”.

Politicamente come vi schierate rispetto al governo di Hollande? Pensate ci saranno delle ripercussioni nelle prossime elezioni?

La politica del governo di Hollande, al servizio esclusivo degli interessi del capitale, è un suicidio politico: è chiaro che i lavoratori e i precari non voteranno più il Partito Socialista alle prossime elezioni.

Il governo accusa in particolare la CGT con gli scioperi nel settore energetico e soprattutto con i picchetti e i blocchi alle raffinerie alimentare la tensione, dall’altra parte vi si accusa di stare trattando con il governo. Qual è veramente il ruolo della CGT?

La CGT, principale sindacato operaio, sindacato storico della lotta di classe in Francia, è il bersaglio permanente del potere e dei media. Ci accusano di essere minoritari, ma sono loro ad essere tali, perché la maggioranza della popolazione è contro la Loi Travail, e sono anche minoritari al Parlamento, ed è questo che li ha spinti a passare la legge senza il voto del Parlamento! Ci accusano di essere all’origine delle tensioni, ma sono loro che stanno facendo scivolare il paese verso una deriva autoritaria, rifiutando di ascoltare le rivendicazioni dei manifestanti, inviando la polizia anti-sommossa a sgomberare violentemente i blocchi e colpire i sindacalisti.

Non trovo interessante rispondere alle accuse ridicole contro la CGT mosse dai “gauchistes”. Il potere non teme 150 ragazzi che lanciano pietre contro la polizia, né qualche migliaia di nottambuli che sognano una nuovo Syriza o un Podemos francese. Il governo indietreggia solo per la forza di decine di migliaia di lavoratori organizzati, che bloccano la produzione e il trasporto attraverso lo sciopero, teme l’unità dei lavoratori e della gioventù capaci di organizzare delle manifestazioni immense in tutto il paese.

Qualche giorno fa Pierre Moscovici, commissario agli affari economici dell’Unione Europea, ha dichiarato che la riforma del lavoro francese è indispensabile. Come si schiera la CGT, e il movimento in generale, sulla questione delle istituzioni UE e delle ingerenze nei processi decisionali nazionali?

La Loi Travail è una legge tossica che si prefigge di distruggere le decennali conquiste sociali che oggi proteggono i lavoratori in Francia. Essa è una declinazione nazionale delle politiche d’austerità che i monopoli capitalisti impongono in ogni paese della UE. Lo scopo di un sindacato non è quello di portare avanti rivendicazioni compatibili con le direttive liberiste dell’UE, decise per servire gli interessi del capitale; la vocazione di un sindacato di lotta e di classe è di condurre la battaglia per la soddisfazione delle rivendicazioni compatibili con gli interessi e i bisogni dei lavoratori. Quindi, nel contesto attuale, la difesa degli interessi del mondo del lavoro implica una rottura con le politiche nazionali che si appoggiano sulle direttive dell’UE.

In questo quadro internazionale, o quantomeno continentale, quali sono le prospettive che la vostra lotta sta aprendo agli altri paesi?

La battaglia che noi portiamo avanti oggi non deciderà solamente del mantenimento o del ritiro della Loi Travail, ma sarà anche decisiva per le lotte future: se noi pieghiamo le ginocchia, il Capitale e il suo governo ne approfitterà per continuare le sue politiche sociali regressive. Ma se noi vinciamo, questo rafforzerà la combattività dei lavoratori e della gioventù della Francia per continuare la lotta per difendere i nostri diritti e conquistarne di nuovi. Inoltre, siamo coscienti che i lavoratori di tutta Europa ci guardano, abbiamo ricevuto dei messaggi di solidarietà dei sindacati europei affiliati alla Federazione Sindacale Mondiale, come l’USB in Italia, ma anche dal Portogallo, dalla Grecia, dalla Gran Bretagna, da Cipro, dalla Turchia, con anche delle manifestazioni di solidarietà convocate nei vari paesi davanti alle ambasciate della Francia!

Una vittoria dei lavoratori francesi contro le politiche d’austerità darà certamente fiducia alla necessità di organizzarsi per difendere i nostri interessi di classe, e potrà contribuire al rafforzamento del livello delle lotte operaie in tutta Europa.

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