DI LUCA SOLDI
luca soldi

Chissà cosa avrà pensato Marina, commessa di un supermercato di Prato, quando al ritorno a casa dal lavoro, ascoltando il Tg, ha sentito il governatore della Banca d’Italia, nella sua Relazione annuale, ricordare qual’è stato l’impatto economico del bonus di 80 euro. Ha sentito che ha coinvolto un quinto delle famiglie italiane e che avrebbe portato 3,5 miliardi di consumi in più, una bella cifra, corrispondente al 40% di aumento nella spesa, per i consumi, solo nello scorso anno. Una bella cosa certo. Anche lei quei soldi li ha spesi, anche lei ha contribuito a far crescere i consumi nel paese. Certo non grandi cose, qualche vestito da Zara, qualche cena al ristorante giapponese, quanto basta a spendere qualche soldino extra senza provare sensi di colpa. Si era fatta addirittura qualche aspettativa di troppo per i “prossimi” investimenti. Peccato, perché ad un certo punto quegli 80 euro gli hanno ripresi. E questa volta in una soluzione unica. Niente di irregolare, per carità, solo che i parametri sono improvvisamente saltati. Per una manciata di euro, il diritto a ricevere quel contributo, e’ andato a farsi benedire. E quello ch’e’ successo a Marina e’ capitato a centinaia di migliaia di lavoratori che si sono visti, dopo averli spesi, vedersi riprendere quei soldi dalla busta paga. Una beffa, ma il beneficio, dicono gli esperti, escludeva i redditi fino a 8.145 euro annui, e quelli superiori ai 26.000 e parzialmente quelli da 24000 euro. Un calcolo che per tantissimi e’ risultato più che complicato, in un mondo nel quale il lavoro è spesso saltuario, intermittente, flessibile e non e’ per niente facile determinare il reddito annuo in anticipo. Così, a conti fatti, ben un milione e 400mila contribuenti si sono trovati fuori da quella forchetta. Perché avevano “sforato” il tetto o perché erano sotto la soglia minima. Perché in sostanza troppo “ricchi” troppo “poveri”. Sia in un caso che nell’altro una vera ingiustizia. Nel primo caso, per quelli che si sono trovati a dover fronteggiare un disagio assurdo e anche ingiusto, per quei lavoratori che hanno dovuto restituire tutta d’un botto una somma percepita mese per mese, e magari anche già spesa. Nel secondo caso, decisamente peggio, una vera tragedia legalizzata. Quella di tante persone che hanno guadagnato una miseria, e che adesso per questo devono pagare. Tirando fuori i soldi non si sa da dove, visto che il fisco stesso li considera “incapienti”, troppo poveri anche per pagare le tasse. E questa seconda categoria sarebbe quella composta da un vero esercito, secondo le stime diffuse in questi giorni, ben 341mila. Adesso lo Stato italiano andrebbe a richiedere allo stuolo degli incapienti, un totale di circa 55 milioni di euro. In pratica ad un lavoratore su otto. Coinvolgendo una cifra esagerata di persone per la fretta di aver varato, con troppa fretta, un provvedimento che in pratica mirava ad uno shock sui consumi e che coinvolgesse una platea larga ma tutto sommato senza guardare troppo al resto degli effetti e delle conseguenze successive. E questo perché quel provvedimento è stato varato in gran fretta, a poche settimane dall’insediamento del governo Renzi e soprattutto alla vigilia del voto delle Europee. La scelta della fascia dei beneficiari – opinabile anche dal punto di vista della politica economica, dato che non è ben chiaro perché i più poveri dovevano restarne fuori – ha comportato una serie di problemi tecnici che molto probabil. mente avrebbero potuto essere risolti studiando meglio la misura e preparando la sua introduzione. Ma la scadenza elettorale premeva e preme ancora oggi. Ai primi articoli di giornale, il governo, i partiti della maggioranza, stizziti, hanno minimizzato la questione, dicendo che sempre, in tema di detrazioni fiscali, i conti si fanno a fine anno e può venire fuori qualche scostamento tra i bonus elargiti e quelli spettanti. Una semplice questione di contabilità per la quale non e’ possibile discutere. E poi in fondo, dicono, per gli incapienti, quelli che non hanno raggiunto gli 8 milioni e 145mila, un giorno, vedranno rimborsate le tasse che fino a quel momento avevano pagato. Intanto, tutti quegli 80 euro, sono stati spesi per girare l’economia, per godere di qualche bene in più, ma in sostanza, per quel milione e 400mila, si capisce bene che molti avrebbero fatto bene a tenergli custoditi, senza spendergli. Così, restituirli, avrebbe fatto meno male.

24aed-renzi_56
Annunci