DI GIULIO CAVALLI
giulio cavalli
Nei giorni scorsi c’è stata un’illuminante intervista di Vincenzo Iurillo a Isaia Sales, sociologo e fine conoscitore della criminalità organizzata nonché storicamente vicino al PD: uno di quelli che non può essere derubricato come “gufo”, per intendersi. Un’intervista preziosa perché entra nel merito della lotta alla mafia in un momento in cui regna la confusione tra i soliti patetici comunicati stampa trionfalistici dopo l’arresto di qualche mafioso (un ritorno ai tempi verdi di Maroni Ministro dell’interno) e il brutto silenzio sul torbido tentativo di indebolire Saviano e Capacchione nella loro rappresentanza antimafia (colpire loro per sbriciolare il movimento che rappresentano, ovviamente).
Clientela e mafia
«C’è un’illusione in chi fa politica: – dice Sales nella sua intervista – si ritiene la clientela inevitabile per amore del popolo e perché non si può fare diversamente, e si pensa che il sistema clientelare e il sistema camorristico non siano la stessa cosa. In assoluto non lo sono. Ma è difficile fare clientela e contemporaneamente dire no a un camorrista o a un portatore di interessi camorristici. In fondo combaciano idee abbastanza simili: privatizzare, appropriarsi di qualcosa di pubblico, che dovrebbe essere di tutti, tramite il potere politico o la violenza dell’intimidazione mafiosa. Dunque chi fa clientela non può combattere le mafie, e un PD sempre più clientelare come quello cui stiamo assistendo da molte parti del paese, è meno attrezzato a combatterle. Sia perché è privo dell’autorità morale, sia perché non produce le condizioni concrete per opporvisi.»
Secondo Sales, quindi, essere “a-mafiosi” significa non schierarsi sul fronte della lotta alla mafia come avvenne invece per il PCI che pagò a caro prezzo le proprie posizioni. Il concetto di a-mafioso, del resto, è applicabile in questi ultimi anni a quasi tutto il fronte parlamentare. Provate a pensarci: al di là delle vicende di simboli più o meno discutibili dell’antimafia quando avete colto una profusione di energie e di comunicazione sul tema della lotta alle mafie? Quanto avete la sensazione che l’a-mafiosità sia la nuova terra di mezzo di una politica nazionale che ha numeri troppo risicati per prendere posizioni ferme?
La riforma e le preferenze
Ecco: la riforma costituzionale, tra l’altro, passa anche attraverso le mafie. Meglio: passa attraverso un potenziamento della classe politica che si autoelegge proprio nel momento storico in sembra meno capace e preparata per sostenere gli attacchi della mafia. La criminalità organizzata potrebbe, in un sol colpo, evitarsi un’elezione. Ci dicono: le preferenze sono il modo con cui le mafie eleggono i proprio rappresentanti. Rispondiamogli che no, sono i cittadini a-politici che non usano le preferenze a rendere facile il gioco alle mafie. La vera riforma riCostituente passa proprio dalla cancellazione dell’indifferenza civile piuttosto che un’ulteriore delega alla politica.
Per questo nei prossimi mesi il nostro tour RiCostituente cercherà di affrontare anche il tema mafie. Mica solo per il NO ma soprattutto per il SÌ ad una politica iperpolitica, un’antimafia iperattiva e soprattutto un Paese con più politici possibili al di là dell’idea renziana. Un Paese fortemente politico sono convinto che sarebbe un Paese più difficile da scalare per le mafie. Sulla quantità e la qualità dei legislatori, invece, siamo aperti al confronto: basta avere voglia di parlarne.
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